COA. Campagna elettorale 2.0

di Alessandro Rizzo

Si torna a scrivere di elezioni forensi. Abbandono per una mera contingenza la mia solita settimanale analisi sull’andamento della politica nazionale per tornare ad occuparmi, non senza una certa difficoltà, di quel che accade nella mia categoria professionale.

Tutto è iniziato a dicembre scorso con una sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite, firmata da un magistrato con un trascorso importante proprio a Salerno, prima in Tribunale e poi in Corte d’Appello. Il dott. De Stefano ha precisato con doviziosa argomentazione i limiti alla reiterazione delle candidature nei Consigli dell’Ordine. La sentenza non è piaciuta a molti, a livello nazionale, non solo locale, sicché la questione è stata spinta in Parlamento e al Governo, il quale ultimo è intervenuto con un Decreto Legge a chiarire che la norma esaminata dalla Cassazione va intesa proprio così: non può candidarsi chi ha svolto due mandati.

Neanche la norma piace e così via di ricorsi alla Consulta e al Tar per far verificare se detta norma violi o meno il divieto di retroattività. La Corte Costituzionale scioglie il nodo con celerità: la norma è conforme alla Costituzione e la questione di legittimità costituzionale è infondata.

Convincetevene, chi ad oggi ha svolto due mandati non può ricandidarsi. A me francamente pare assurdo che si possa sostenere -e censurare- una presunta portata retroattiva della norma. La disposizione non è affatto retroattiva, si limita invece a fissare un principio temporale in ordine ai requisiti soggettivi dei candidabili. La norma dice che, ai fini della candidabilità all’Ordine, si deve tenere conto anche dei mandati svolti fino all’entrata in vigore della disposizione. Dove sarebbe la retroattività? Sostenere che vi sia è un’aberrazione giuridica inaccettabile, specie se espressa da giuristi.

Parcheggiati dunque in naftalina buona parte degli uscenti, si è scatenato un putiferio senza pari, tinto di connotati sgradevoli, per molti versi, con la complicità degli infernali strumenti “social”. Oggi la rissa è da tastiera e gli avvocati non si stanno per nulla sottraendo a questa malsana abitudine. Sto provando tuttavia ad analizzare il comportamento del candidato tipo e ne sto traendo delle singolari conclusioni.

A quanto pare abbiamo oggi, da una parte, due liste, ciascuna delle quali, per il tramite di alcuni suoi candidati, rivendica la continuità con il passato. Le due liste designano come possibili presidenti l’avv. Cecchino Cacciatore e l’avv. Silverio Sica. Continuità: un termine affascinante, rassicurante. Ma anche pericoloso, preclusivo della possibilità di attingere il voto di chi verso il COA uscente non nutre sentimenti di stima o di ammirazione.

Dall’altra parte la lista “Ex Novo Avvocati 4.0” guidata da Carmen Maria Piscitelli. Una proposta progettuale ricca di contenuti che lavora alla costruzione di un’alternativa ormai da oltre un anno. Una rosa di nomi che al vantaggio anagrafico aggiunge quello della verginità assoluta rispetto alla politica ordinistica di sempre.

Intanto, però, i sei mesi trascorsi dalla data del Decreto Legge che ha prorogato il termine per l’indizione delle elezioni forensi non sono rimasti infruttuosi. Se da una parte hanno consentito alla cessata dirigenza di ricompattarsi in ben due liste, dall’altra hanno agevolato il risveglio di una coscienza civile in molti professionisti sì che molti altri colleghi, anche di alto blasone, hanno maturato l’idea di concedere parte del proprio tempo alla soluzione dei problemi dell’Avvocatura.

Così si affaccia nel parterre dei competitori, per ora -a quanto pare- soltanto ad esplorare le possibilità, Giuseppe Fauceglia. Avvocato stimato, senza dubbio, ma soprattutto Professore Ordinario di Diritto Commerciale con trascorsi accademici a Madrid, Monaco di Baviera e Strasburgo. Insomma, un bel rappresentante, non c’è che dire.

A chiudere, forse, altre candidature più o meno indipendenti.

Ora, siffatta disputa si sta consumando in questi giorni con un’azione frenetica, da parte di tutti, prevalentemente sui social network. Li sto analizzando e ho notato che la parola ricorrente, la qualità più frequentemente annunciata da parte delle due liste che vantano la continuità con il passato è l’ “umiltà”. Sono almeno 6 i candidati delle due liste che hanno dichiarato sui propri profili di voler provare “con umiltà” a dare un contributo all’Avvocatura. Bene, ci piace l’umiltà, non poco. Con umiltà e “nel segno della continuità” anche Cecchino Cacciatore ha annunciato via Facebook la sua candidatura in un post che ha ricevuto, poco sotto, oltre il plauso dei suoi sostenitori, la critica, invero molto aspra e dura, proprio del Prof. Fauceglia, il quale, ricordandogli l’importanza del cognome che Cecchino porta, ha espresso una durissima censura alla classe dirigente uscente, definita “fitta rete di protezioni e rapporti” e “occupazione militare ed arrogante del potere in ogni luogo”. Forse un po’ troppo duro, in effetti, ma non saprei dire se tanto duro da meritare, poco di seguito, la replica del Presidente uscente ormai senza freni, che, accostando l’intervento alla scaletta del pollaio (notoriamente di scarsa lunghezza e cosparsa di escrementi), si è lasciato andare nella strofa di “un giudice” di De André, in cui fa riferimento alla caratteristica anatomica del nano, data dalla eccessiva vicinanza tra il cuore e altra parte del corpo che preferisco non menzionare in questa sede. Bene, è indiscutibile che, a voler apprezzare la “statura” del Prof. Fauceglia, sarà più agevole soffermarsi su quella culturale che non su quella fisica, ma è vero anche che noi avvocati dovremmo smetterla di rivendicare dignità di categoria se non dopo aver riconquistato una doverosa coscienza di sé.

Per ora vedo quattro candidati alla presidenza autorevolissimi, ciascuno con le proprie luci e le proprie ombre. Quel che non vedo, ad eccezione forse di chi si è mosso con anticipo, sono le proposte programmatiche. Nei prossimi giorni sui social non vorrei vedere proclami, annunciazioni di candidature e men che meno vorrei leggere insulti. Vorrei invece trovare dei bei programmi scaricabili in pdf per potermeli leggere con comodo, senza la distrazione continua di un commento, talvolta lecchino talaltra volgare dell’hooligan di turno in cravatta o -peggio- in tailleur.

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