Non è una città per i “figli di nessuno”

di Vincenzo Benvenuto

Percorro ancora un tratto di strada; di quelle principali, s’intende: via Roma, piazza Flavio Gioia, piazza Portanova. Non appena mi decido a interrompere la radiografia del mio piede, alzo lo sguardo a un’altezza che ben si confà all’animale sociale che è in me.

Ed è a questo punto che si manifesta, dando prova plastica della pervasiva presenza, con le targhe che ammiccano sui citofoni istoriati. Avv. Antistatario, inevitabilmente figlio del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Medico chirurgo Ottogiornidiprognosi, incontrovertibilmente nipote del Direttore della Clinica «Megliounmutuo». Ingegnere Direzionedeilavori, fatalmente fratello dell’Assessore ai lavori pubblici.

Eccolo materializzarsi, quindi, il caldo umido di Salerno che inzacchera il merito dei non protetti, invischia le potenzialità dei figli di nessuno, incartapecorisce l’estro dei privi di «natali illustri, nobilissimi e perfetti.» È una cappa filamentosa che cinge in un abbraccio mortale l’intero perimetro della città, da Pastena alle porte di Vietri sul Mare.

È un respiro asmatico che fischia e scatarra per coprire il brusio di fondo dell’ennesimo tentativo di affermazione. Certo, a Salerno ci sono le Luci d’artista, un lungomare meraviglioso. E come non accennare, poi, alla movida, alla villa Comunale, ai numerosi eventi che premiano le arti e gli artisti? Tutto vero e apprezzabile, ça va sans dire.

Eppure…eppure. Caldo umido a Salerno. È come se ogni evento, ogni manifestazione si trovasse a scontare l’ombra lunga e filamentosa di un ventennio e più di potere monocolore. Un governo locale che ha avuto tutto il tempo di diffondere metastasi relazionali in ogni tessuto del corpo cittadino fino ad annichilire ogni stilla di ingegno libero.

C’è una domanda, nascosta in nessun quartiere perché presente in tutti gli angoli della strada, che pende sul capo di ogni salernitano bramoso di spendere i talenti che ha in dotazione o di cui si è riempito la scarsella a prezzo di enormi sacrifici: «Sì ma…chi conosci, chi ti ha parlato di noi, chi ti manda?». Viviamo, nella bellissima Salerno, in balia di un’onda lunga di mediocrità. E, si sa, in ogni inondazione che si rispetti, la prima cosa che manca è l’acqua potabile. Buona fortuna.

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