Non le vuole nessuno: barricate contro le Fonderie

di Marta Naddei

Nessuno vuole le Fonderie Pisano. Che si tratti del vecchio stabilimento di via dei Greci a Fratte o di quello nuovo – ancora fermo sulla carta a causa della mancanza di un sito sul quale realizzarlo -, tecnologico ed ecosostenibile, sembra non esserci proprio spazio per lo storico opificio salernitano che produce ghisa. Almeno, non ce n’è nei pressi dei centri abitati della provincia di Salerno.

Da anni, tutte le ipotesi di delocalizzazione sono state stroncate sul nascere dall’opposizione di cittadinanza e sindaci, alcuni dei quali hanno fatto anche ricorso alle vie legali per impedire lo spostamento delle Pisano sui propri territori. Qualcuno l’ha soprannominata la piccola Ilva di Salerno, rifacendosi, chiaramente, all’acciaieria di Taranto.

Quello che da anni, anzi decenni accade a Salerno e nei comuni viciniori ha rappresentato un campanello d’allarme dinanzi al quale gli altri cittadini e amministratori locali del territorio non hanno potuto fare orecchie da mercante: l’elevato tasso di malattie in quella che, una volta, era una zona industriale, salvo poi diventare residenziale (senza, però, considerare l’impossibile coesistenza tra realtà così diverse); l’aria irrespirabile; le battaglie in tribunale e le sentenze di condanna a carico dell’azienda. Da anni, il comitato e l’associazione Salute e vita conducono la loro “crociata” per la tutela ambientale e per quella della salute dei cittadini: a gran voce chiedono che l’opificio venga chiuso e trasferito in un’area dedicata, lontana dalle persone.

In ordine di tempo, l’ultima proposta ad essere letteralmente rispedita al mittente è stata quella di delocalizzazione nell’area dove insiste l’Italcementi (nella foto), dunque a cavallo tra i territori di Salerno, Giffoni Valle Piana e Pontecagnano Faiano. Ad avanzarla sono state Fiom e Fillea Cgil che, a tal proposito, hanno convocato anche una tavola rotonda che ha visto tra i partecipanti il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, il presidente del consorzio Asi, Antonio Visconti e il presidente di Confindustria Salerno, Andrea Prete.

Un’ipotesi che, paradossalmente, nasce da un’altra vertenza lavorativa: l’intento della Italcementi, infatti, è quello di dismettere definitivamente l’impianto salernitano – già da anni demansionato e in attività a scartamento ridotto. Dunque, in base alla proposta della Cgil, si dovrebbe procedere a una sorta di ristrutturazione dell’Italcementi per destinarlo alla realizzazione del nuovo polo meccanico progettato dalla fonderia Pisano.

Dal sindacato parlano di «strada percorribile, alla luce della determinazione di Italcementi di dismettere la sua attività. In questo modo si garantirebbe il prosieguo dell’attività della fonderia e, nello stesso tempo, si salvaguarderebbero i livelli occupazionali di un’azienda che chiude i battenti».

Di tutt’altro tenore sono le voci che si levano da Pontecagnano: tanto gli amministratori – i consiglieri comunali Angelo Mazza, Francesco Pastore, per citarne alcuni – quanto le forze politiche ma soprattutto tantissimi residenti della zona hanno già posto il proprio veto in merito all’arrivo delle Pisano. Un diniego che, nel passato, è già arrivato dal vicino comune di Giffoni Valle Piana (con tanto di una pronuncia del Consiglio di Stato in favore dell’amministrazione municipale, ad avallo del “no” espresso), da Battipaglia e perfino da Buccino.

Insomma, sembra proprio che posto, per le Fonderie Pisano, non ve ne sia: si fa, così, sempre più spazio l’ipotesi di una migrazione all’estero.

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