Rotellando verso Sud a bordo della Ruppmobile

di Erika Noschese

Cos’hanno in comune un “giovanissimo” 70enne, un ex dipendente pubblico e un fotoreporter? Apparentemente nulla, eppure oggi sembrano essere il trio perfetto che compone la squadra di “Rotellando verso sud”. Protagonista indiscusso di quest’avventura da record è Bruno Rupp, per gli amici semplicemente Paolo.

Ha quasi 70 anni e – alcuni anni fa – a causa di una grave forma di diabete ha subito l’amputazione bilaterale degli arti inferiori. Nonostante ciò, per Paolo la disabilità non è mai stata un limite continua a lavorare come falegname, a svolgere le faccende domestiche perché – dice – «non voglio nessuna donna delle pulizie. Viene mia figlia due ore la settimana e va bene così».

Un po’ per caso Paolo decide di partire, attraversare l’Italia dalla Brianza fino alla lontana Sicilia utilizzando unicamente la sua sedia a rotelle, presto ribattezzata Ruppmobile, dotata di ogni comfort. Poco prima del viaggio Paolo riceve una telefonata: Mauro Guissani (ora ex), dipendente comunale di Cassago Brianza vuole accompagnarlo in quest’avventura spericolata. E un viaggio, per essere davvero tale, deve essere anche ben documentato. Paolo e Mauro sono fortunati: al duo si aggiunge il fotoreporter Manuel Micheli, di Lucca, che decide non solo di accompagnarli ma anche di mettere la sua professione e la sua passione a disposizione di “Rotellando verso Sud”.

Lo scorso 11 maggio ha inizio il viaggio: Mauro a piedi, Paolo a bordo della sua inseparabile Ruppmobile e a Manuel, oltre che documentare e fotografare, spetta il compito più gravoso: rendere più confortevole possibile l’arrivo dei suoi compagni di viaggio, cercando strutture e luoghi che sono facilmente accessibili ai disabili. A poco meno di due mesi dalla partenza, Paolo fa tappa a Salerno, sosta in città per una notte. Il giorno dopo lo aspetta il traghetto che lo porta verso la destinazione finale: la Sicilia. La sfida è vinta. Paolo ce l’ha fatta, ha raggiunto il suo obiettivo: dimostrare che la disabilità non può e non deve essere un limite.

Paolo, hai deciso di attraversare l’Italia a bordo della tua carrozzella elettrica per dimostrare che la disabilità non è un limite…

«Un disabile, se vuole, può muoversi. Magari, cercando un aiuto perché ci vuole ma non il chiudersi in casa. Anche qui a Salerno si può andare in giro, si può visitare Napoli, magari con l’aiuto di un amico ma si può fare».

Sei diventato diversamente abile a causa del diabete. Quanto è stato difficile abituarsi a questa nuova condizione?

«Non ho trovato grandi difficoltà, ho solo voluto continuare a vivere anche nella diversità. Non mi sono mai arreso, ho provato a camminare con una gamba, con le protesi, con tutto e adesso mi sono rassegnato a stare in sedia a rotelle ma non a stare fermo».

A proposito di sedia a rotelle, come nasce l’idea della Ruppmobile?

«Una sera, con gli amici a cena, è nata quest’idea. A loro ho detto che con questa carrozzina sarei andato fino in Catania. Loro hanno subito appoggiato l’idea e abbiamo costruito questa carrozzina, modificando quella che mi aveva dato l’Asl. Abbiamo così cominciato a pianificare il viaggio, ad organizzare le pagine Facebook e così via e siamo riusciti a organizzare questo viaggio. Poi si sono aggiunti loro (Mauro e Manuel, ndr) che non conoscevo assolutamente: Manuel aveva letto un articolo sul giornale e mi aveva chiesto se poteva venire a fotografare, poi è arrivato lo stradino del paese (ride, ndr) che mi ha chiesto se poteva seguirmi e io ho detto di sì. Siamo diventati tre amiconi e siamo partiti. Oltretutto è grazie a loro se riesco a fare questo viaggio».

Sei partito lo scorso 11 maggio, cosa ti ha dato l’input per dar vita a “Rotellando verso Sud”?

«Sai che sinceramente non lo so? E’ nato così, per caso: è un’idea che è nata ma non saprei dire perché, anche perché avrei potuto scegliere qualsiasi altra meta, tipo Madrid ad esempio. Chissà perché ho scelto Catania».

Quanto è difficile per un disabile attraversare l’Italia a bordo di una carrozzina?

«Da 1 a 10 diciamo 8, però si può fare».

Tra quelle che hai visitato fino ad ora qual è, secondo te, la città più accessibile?

«Sinceramente, ho trovato un po’ tutto uguale: al nord come al sud l’accessibilità è poca».

Ora sei a Salerno, quanto è accessibile, secondo te, questa città? Quali sono le difficoltà che hai riscontrato?

«Fino ad ora non ho incontrato particolari difficoltà per la strada. Mancano un po’ di strutture negli alberghi, questo sì ma con degli amici si può affrontare tutto».

Cosa ti aspetti da questo viaggio? Cosa vuoi dimostrare agli altri?

«Prima di tutto voglio dimostrare a me stesso che si può fare. Ce l’ho fatta ed è una gran soddisfazione, veramente. Poi, voglio dimostrare agli altri che si può fare».

Prima parlavi di disabili rinchiusi in casa. Se potessi lanciare loro un appello cosa diresti?

«Di muoversi, di uscire, di cercare qualcuno che ti porta giù dalle scale. Si può prendere un treno, si può. Io poi viaggio in macchina. La “ruppmobile” è stata una sfida particolare ma viaggiare in auto sarebbe stato uguale».

Sei in partenza per la Sicilia, poi ritornerai a casa. Quanto sarà difficile riabituarsi alla quotidianità?

«Ti dico, sinceramente, che non ho alcuna difficoltà ad adattarmi perché anche a casa ho mille cose da fare: mi immergerò nel mio lavoro di falegname e farò il casalingo. Non credo che avrò grandi difficoltà a riadattarmi alla vita quotidiana».

Hai un sogno nel cassetto che vuoi realizzare? Nuove sfide in programma?

«Per adesso no, mi accontento di questo. E per adesso non ho nuove sfide in programma, però non è detto che non ce ne siano altre».

Durante il viaggio per Paolo e i suoi amici non è stato tutto semplice, non sono mancate discussioni, piccole e grandi difficoltà e, soprattutto, la salute dell’instancabile Rupp sembrava vacillare tanto da costringerlo ad un breve ricovero in ospedale, nel paese di Popoli, a causa di una lieve polmonite. Subito dopo le dimissioni Paolo si è rimesso in marcia per continuare il suo viaggio perché, dice, «sono una roccia io».

L’avventura di Paolo, Mauro e Manuel sta dunque giungendo al termine eppure loro saranno sempre legati da una grande amicizia, bella e sincera ma, ad oggi, nessuno dei tre esclude la possibilità di una nuova avventura.

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