Mauro, posto fisso addio : «La mia avventura con Paolo»

di Erika Noschese

«Spero di aver trasmesso un messaggio di speranza, di vitalità, di viverla sta maledetta vita e viverla il meglio possibile ma di godersela. Spero abbiano recepito questo e mi sembra che parecchia gente l’abbia recepito». Durante il breve soggiorno a Salerno parlava così Bruno Rupp, il 70enne affetto da diabete che ha subito l’amputazione bilaterale degli arti e ha deciso di attraversare l’Italia, da Merate alla lontanissima Sicilia, a bordo della Ruppmobile, la sua inseparabile carrozzina elettrica. Quello di Paolo, come vi abbiamo raccontato la settimana scorsa, non è stato un viaggio solitario. Con lui ci sono infatti Mauro Giussani e il fotografo Manuel Micheli.

Quella di Mauro è una storia particolare: lavorava al Comune, come dipendente, chiede due mesi di aspettativa ma gli vengono negati. Non poteva assentarsi dal lavoro per così tanti giorni ma lui quel viaggio voleva compierlo. Così, sceglie – e non certo a cuor leggere – di lasciare, per sempre, il lavoro di dipendente comunale per seguire Paolo in questo viaggio da record. Ora, il suo Comune è disposto ad assumerlo di nuovo ma quest’esperienza lo ha cambiato totalmente e per Mauro, dopo la tappa siciliana che decreta la fine di Rotellando verso sud, nulla sarà più come prima.

Mauro, perché hai scelto di seguire Paolo in quest’avventura?

«Circa 4 mesi fa, ho letto su un giornale locale dell’iniziativa di Paolo. Sono sempre stato appassionato di cammini e ho sposato immediatamente l’idea: mi piaceva il messaggio che Paolo voleva portare in giro per l’Italia. Queste due circostanze mi hanno portato prima a chiedere a Paolo se potevo accompagnarlo e poi a decidere di seguirlo: ho vissuto emozioni e sensazioni uniche. Per la prima volta ho affrontato anch’io il grosso problema legato alla disabilità perché muoversi, in giro per il mondo, con le proprie gambe non è la stessa cosa che farlo con una carrozzina elettrica come ha fatto Paolo. E’ stata un’esperienza bellissima perché ho visto innanzitutto la grandissima forza di volontà di un 70enne: questa è stata una scuola d’insegnamento perché se si pensa a quante persone della sua età che si chiudono in casa, si chiudono nei bar e fanno una vita ben diversa da quella che ha fatto Paolo in questi due mesi, è un qualcosa che ti fa ragionare e venir voglia di pensare che si può davvero fare di tutto. E poi una bellissima vittoria: Paolo è affetto da diabete e durante questo viaggio ho visto qualcosa di bellissimo che è stato quello di un fortissimo atteggiamento da parte sua, rispetto alla malattia. Un evolversi di attenzione rispetto alla sua malattia che lo ha portato a gestirla in maniera encomiabile, dando un giusto input dal punto di vista di alimentazione, di abitudini quotidiane che lo hanno portato a poter gestire il suo diabete in modo straordinario. Questa è stata una grossa vittoria perché siamo partiti con dei tassi di glicemia mostruosi che avrebbero potuto essere ulteriormente incentivati dallo stress del viaggio ed il resto ma ora siamo qui, alla soglia della Sicilia, con una persona molto più forte, pimpante di prima e che si sa gestire in modo straordinario. Questa è stata la cosa più bella di tutto il viaggio, secondo me».

Cosa significa attraversare l’Italia con un compagno d’avventura diversamente abile e quindi con necessità ed esigenze totalmente differenti dalle tue?

«E’ stata un’esperienza che mi ha aperto gli occhi sull’importanza di continuare a combattere contro le barriere architettoniche e mentali, perché questo è fondamentale ed è una cosa che mi ha sicuramente arricchito in modo esponenziale. E’ un’esperienza che credo ci siano persone che non riuscirebbero a fare in 10 vite: io l’ho fatta e mi reputo fortunato».

Cosa porti a casa da questo viaggio?

«Porto a casa un bagaglio di emozioni incredibili che passano dall’accorgersi che l’Italia e gli italiani sono straordinari, dal punto di vista dell’accoglienza, di aiuti e se siamo qui, alle porte di Salerno, non è soltanto grazie alle nostre forze, all’aiuto che ci siamo dati durante il viaggio ma anche grazie all’aiuto delle persone che ci hanno ospitato, tantissima gente che, grazie alle donazioni, ci ha dato una grossa mano perché purtroppo, economicamente – ed è un’altra cosa fondamentale – per un disabile muoversi è un problema anche dal punto di vista economico perché la persona che può muoversi tranquillamente si prende il Bed and breakfast al quinto piano, pagandolo poco mentre un disabile deve, purtroppo, andare in una struttura che costa, cara e che comporta spese economiche che se una persona non ha la fortuna di avere i soldi in tasca diventano problematiche».

Parlavi di sostegno, accoglienza e donazioni. Avete avuto un buon riscontro?

«Sì, devo dire che tra amici, persone conosciute sui social ed il resto ci sono state persone che ci hanno dato una grossa mano».

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