Tormentoni estivi

di Vincenzo Benvenuto

Ogni estate che si rispetti, ha i suoi due, tre tormentoni musicali, c’è poco da fare. Quest’anno, sulle spiagge che strabordano di fenicotteri (quelli gonfiabili, che hanno mandato in pensione le pudiche paperelle; quelli imitati dalle pose delle «frescone», a cui basta stendere una gamba e piegare leggermente l’altra con eleganza per essere irresistibilmente fashion)…quest’anno, dicevo, le canzoni che imperversano in tutte le radio e che furoreggiano su ogni lido, sono almeno due: «Margarita» della sinuosa Elodie e «Caraffe di Mojito» del simpatico Shade.

Margarita e mojito, quindi, due cocktail, il primo a base di tequila, il secondo in cui è il rum e la canna da zucchero a farla da padrone. Entrambe le bevande, a ben vedere, presentano uno spettro cromatico che va dal verde, colore predominante, al giallo. Ricapitolando: fenicottero rosa e cocktail verde/giallo. Eppure, quando ormai l’argomento hit musicale con corredo di colore egemone sembra archiviato, ecco spuntare il terzo incomodo, l’ancora di salvataggio per chi proprio non ce la fa a sposare la tendenza alcolica dell’estate 2019: «Quanto amore si dà» del Gigi nazional-popolare con la collaborazione («feat» dicono quelli trendy) di Guè Pequeno. A un certo punto della canzone, infatti, Gigi D’Alessio canta: «C’è un ragazzo col carretto/ Prendo per noi una bibita ghiacciata/ Un gelato e una granita…».

Ora, ve la ricordate la poesia «I limoni» di Eugenio Montale? Ebbene, la semplicità di quel ragazzo col carretto, della bibita ghiacciata, del gelato e della granita (troppa grazia, Sant’Antonio!), non vi produce lo stesso effetto del giallo dei limoni che, intravisti dal «malchiuso portone», fanno scrosciare in petto «le trombe d’oro della solarità»? Come dite? Accostare il sommo Montale al casareccio Gigi D’Alessio sa di blasfemia? Intellettuali radical-chic, questo siete.

Mancano dieci minuti alla mezzanotte del sabato. Al chiosco sulla spiaggia, è arrivato il momento di ordinare. La tequila mi suona meglio del rum, e quindi ordino… un mojito. Sorseggio e mi pavoneggio. Mi pavoneggio e sorseggio. Ho il caschetto biondo di Elodie e il nome «strevzo» di Shade.

Dall’orlo del bicchiere libero dalla foglia di menta che mi pare una piantagione, scorgo l’insegna di un grande, immenso cono bianco. «E un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon/Sprofondati in fondo a una citta/Un gelato al limon, gelato al limon, gelato al limon/Mentre un’altra estate se ne va.» Sorrido e consegno alla sabbia il resto del mojito. Stavolta la canzone è del grande Paolo Conte. E io, sì, sono tremendamente fuori moda.

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