«Ai carabinieri ho chiesto di essere arrestata»

di Erika Noschese

«Ho chiesto alle forze di polizia di comportarsi come avrebbero fatto tutti i cittadini italiani ai quali viene sequestrata una piantagione di marijuana». Parla così Rita Bernardini, leader del partito dei radicali, che nei giorni scorsi è stata al centro di una polemica giudiziaria.

La Bernardini, alcun giorni fa, era in procinto di partire per un viaggio di lavoro quando è stata portata in caserma dai carabinieri, dopo che i militari hanno controllato la sua abitazione e ne sono usciti con delle buste di cannabis che lei coltiva a scopo terapeutico, come ha più volte affermato senza farne mistero e come ha spiegato anche il suo avvocato Giuseppe Rossodivita.

Rita, cosa è accaduto?

«Da tempo ormai coltivo piantine di marijuana. Lo faccio alla luce del sole, postando anche le foto sui social. Lo faccio a scopo terapeutico, cedendolo ai malati che mi vengono segnalati in vario modo, soprattutto quelli dell’associazione Lapiantiamo che si occupa di fornire ai malati cure di cannabis per alleviare le loro sofferenze».

Come sono giunti alla perquisizione del suo appartamento?

«La cosa è avvenuta casualmente perché nel mio palazzo era arrivata una segnalazione circa la presenza di una coltivazione di canapa da parte di un’altra persona che abita nello stabile. I carabinieri hanno sequestrato la sua piantagione e hanno notato anche la mia. Non è la prima volta che mi viene sequestrata: tempo fa avevo 56 piante sul terrazzo; dopo il sequestro e l’iter giudiziario, la procura di Roma ha archiviato tutto».

Continuerà ancora a coltivare marijuana?

«Lo faccio e continuerò a farlo, almeno fino a quando non sarà assicurato il diritto alle cure ai malati che necessitano di cannabis».

Subito dopo la denuncia ha chiesto alle forze dell’ordine di procedere con l’arresto. La sua era una mera provocazione o era pronta al carcere?

«La mia non era assolutamente una provocazione. Da quando ho iniziato la mia disobbedienza civile sono sempre pronta all’arresto. Ho chiesto di essere trattata come tutti gli altri: generalmente, quando qualcuno viene sorpreso con delle piantagioni di canapa finisce in carcere mentre io sono stata denunciata. Sono pronta all’arresto, non ho paura di finire in carcere».

Al verbale di sequestro, Rita Bernardini ha infatti fatto allegare una dichiarazione in cui esprime tutto il suo disappunto per la «decisione della Procura di Roma di non procedere al mio arresto, come accade a tutti i cittadini che vengono sorpresi a coltivare marijuana. Così si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere ugual per tutti», ha infatti commentato la radicale poco dopo essere uscita dalla caserma.

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