L’eterno secondo

di Vincenzo Benvenuto

È come quando il giorno prima vinci il Superenalotto e quello dopo, nella tua camera da letto, si piazza in pianta stabile Jennifer Lopez. Ventiquattrore prima, Andrea Camilleri. Appena il giorno appresso, Luciano De Crescenzo. Certo, il professor Bellavista era da anni che campava di rendita e che non incocciava il libro da primato in classifica.

Quel satanasso di Camilleri, invece… Qualsiasi cosa scrivesse, ogni storia che raccontasse, manco il tempo di uscire e, patapummfete, il suo titolo schizzava irrimediabilmente al primo posto. E dire che io mi studiavo pure le uscite di Andrea. Sissignore, mi fottevo il cervello a prevedere i tempi più propizi per piazzare la mia fatica letteraria: non troppo vicini all’ultimo libro per evitare di incappare nell’onda lunga del suo successo né troppo lontani per consentirgli, frattanto, di sfornare l’ennesimo successo.

Non c’era verso: ero condannato a essere l’eterno secondo nella top ten dei libri più venduti. Stavo al mare quando ho appreso la notizia della morte del maestro di Porto Empedocle. Mentre col cellulare mi dilungavo in tweet e post traboccanti di dolore e di disperazione, il mio animo sorrideva. La mia mente già pensava che la strada verso il primato sarebbe stata spianata per omnia saecula saeculorum.

Il giorno dopo poi, quando già con l’editore pianificavamo il primo di una lunga serie di primi posti, ecco giungere la notizia della morte anche di De Crescenzo. Improvvisamente, un senso di invulnerabilità ha preso a diffondersi in ogni piega del mio animo: pure il rischio del canto del cigno dello scrittore di Santa Lucia, veniva azzerato.

Il caso ha voluto che l’uscita del mio best seller fosse stata pianificata ieri, 17 luglio 2020, a un anno esatto dalla morte di Andrea Camilleri. Il giorno dopo, spengo il cellulare. Non voglio che la notizia del tanto agognato primato in classifica mi venga data dal mio editore. Voglio verificarla io, «di pirsona pirsonalmente».

Mi dirigo alla prima libreria, a un isolato da casa mia. Prima di guadagnare l’altro marciapiedi e di assistere, così, al mio trionfo, scorgo due gruppi di persone. Il loro modo di camminare cattura la mia attenzione. Il primo insieme procede lento, con le mani dietro la schiena, su un percorso quasi mai rettilineo…l’ «agorazein» descritto nella «Storia della filosofia greca» di De Crescenzo!

Turbato, cerco sollievo nell’altro gruppo di persone. Anche queste camminano lentamente, «un pedi leva e l’autro metti», come chi ha bisogno di digerire l’abbuffata da «Enzo a mare» con una lunga passeggiata fino allo «scoglio chiatto.» Brutto presentimento. Zompo dall’altra parte del marciapiedi. Arrivo trafelato alla vetrina.

1° posto in classifica: «Riccardino», Andrea Camilleri. Una zaffata di fumo, di quelle perniciose da sigaretta, mi aggredisce le pupille. Dopo essermi voltato disgustato, vedo uno speculativo cavalluccio rosso che mi sorride sornione.

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