Progetto di un Cannabis social club a Salerno: «Ottima idea ma la legge non lo consente»

di Erika Noschese

Circa 10mila persone che, in Italia, utilizzano la cannabis a scopo terapeutico. A fornire i dati, seppur forfettari a causa di un ritardo del ministero della Salute, l’associazione Luca Coscioni, attraverso Marco Perduca, coordinatore delle attività di Science for Democracy, la piattaforma internazionale promossa dall’associazione Luca Coscioni e la campagna Legalizziamo.

«La cannabis è diventata molto popolare anche tra i medici. L’unico motivo per cui in Italia si può prescrivere cannabis direttamente è la terapia del dolore ed è una conquista recente, grazie alla ministra Grillo», ha poi spiegato l’ex senatore radicale secondo cui negli altri casi occorre arrivare all’uso della cannabis dopo aver provato altri medicinali, senza alcun successo.

Ad oggi, non si ha una vera stima delle persone che fanno uso della cannabis terapeutica, in quanto il governo dovrebbe elaborare tutte le ricette provenienti dalle varie regioni per incrociare i dati con i permessi di importazione della cannabis da Olanda e Germania.

Intanto, proprio a Salerno – anni fa – si pensava alla realizzazione di un Cannabis Social Club, iniziativa della professoressa Maria Angela Perelli ma, ad oggi, nulla è stato fatto e, anzi, la proposta sembra finita nel dimenticatoio. «L’idea è ottima perché aiuterebbe a favorire la conoscenza della pianta e dei suoi usi terapeutici – ha spiegato Marco Perduca – Io non credo che con le norme vigenti sia possibile lanciare un cannabis club perché la legge non permette la coltivazione della cannabis né l’automedicazione o il consumo sociale».

Nonostante ciò, ad oggi, l’Italia sembra aver fatto un notevole passo avanti, seconda solo all’Olanda in termini di legislazione: «Stiamo andando avanti, nel silenzio del dibattito pubblico e particolare ma il governo un mese fa ha lanciato la gara d’appalto per la produzione di 400 chili di cannabis – ha poi aggiunto l’onorevole – Occorre però aumentare le ricerche scientifiche, sia sulla pianta in quanto tale sia sull’impiego della pianta in terapia per fare vere e proprie sperimentazioni cliniche».

Dunque, sperimentazione e ricerca con un’informazione serrata sia dal punto di vista pubblico che degli operatori perché molti medici ancora non sanno come fare per prescrivere questa terapia. 

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