C’eravamo tanto amati…

di Alessandro Rizzo

…per un anno e forse più. Ma come mai questi separati in casa non intendano lasciarsi, resta un mistero tutto italiano. Anzi no. È solo l’ennesima riprova della fondatezza del vecchio adagio secondo cui nessuno è ladro in una casa vuota. È facile, molto facile invocare l’onestà quando non si occupano i ruoli tanto disprezzati dai banchi dell’opposizione. Ma quando si governa, allora è un’altra cosa. Allora le regole della vecchia politica cominciano ad avere un sapore meno amaro. Allora forse può tornare opportuno rivedere ciò che si è contestato, usando occhi nuovi: gli occhi del potere.

Forse la Tav si può fare. Forse tutto sommato questo limite dei mandati si può dribblare, ma sì, inventiamoci il “mandato zero”; un po’ un “il primo non vale” come quando da bambini giocavamo a nascondino. Sì, da bambini, o come quel neologismo che si usa molto oggi sui social, quel termine…bah, non mi sovviene. La prima partita è per prova, “non vale”. L’analisi costi-rischi dice che la Tav conviene, specie se la Francia non intende partecipare alle penali. E perché dovrebbe, mi domando. Per assecondare la schizofrenia di un governo che non sa che direzione prendere? E mentre Conte dice sì alla Tav, Toninelli taglia il nastro della provinciale Coccorino-Joppolo e tronfio afferma “queste sono opere, altro che Tav!”. Puro cabaret e senza neppure pagare il biglietto. Ne pagheremo il prezzo però, prima o poi.

Ho smesso da un po’ di analizzare il comportamento di questa nuova classe politica e ho cominciato ad analizzare, dilettandomi in antropologia, il comportamento degli italiani.

Adesso i due vicepremier sono arrivati addirittura a non nominarsi neppure. “Quell’altro” dice Di Maio di Salvini. E Salvini ritiene la cosa inaccettabile, si sente offeso. Strano che non si sia sentito offeso il ministro degli esteri quando Salvini assume iniziative fuori campo come andare a Washington ad incontrare Trump (che -per inciso- non si fa trovare).

Ormai la cronaca politica è una continua rassegna di barzellette. Ma quel che davvero non riesco a comprendere è come gli italiani possano ancora riporre un minimo di fiducia in questi signori, i quali nella migliore delle ipotesi hanno rinnegato se stessi; nella peggiore, invece, stanno perpetrando la più clamorosa beffa politica degli ultimi due secoli, peggiore anche dell’incontro a Teano.

Il vero nodo irrisolto, invece, è come mai nessuno dei due partiti stacchi la spina. C’è una sola spiegazione: da un lato, anche ai 5stelle piace la poltrona; dall’altro, Salvini ha bisogno di costruirsi ancora un po’ di consenso sulle panzane che piacciono agli ignoranti. Deve parlare ancora un po’ di lavori forzati, castrazione chimica, pena di morte, affinché i decibel della sua tifoseria salgano ancora un po’. Tanto, che vuoi che ne sappiano gli italiani che i lavori forzati in Italia sono stati soppressi il 1866 e la pena di morte il 1889.

Come ci ha ricordato alcuni giorni fa Davide Giacalone nel corso di una lezione sul neoliberismo, gli italiani non sanno chi sia Amadeo Peter Giannini mentre conoscono tutti il personaggio di don Vito Corleone. Non siamo in grado di vantarci di aver esportato un modello di banchiere che dava i soldi ai poveri, ma ci affrettiamo all’estero a farci riconoscere per la serie Gomorra.

Mi ero ripromesso di non parlare del giovane Carabiniere accoltellato a Roma. Ho letto tutto e il contrario di tutto e francamente ogni concetto espresso mi ha provocato un senso di disgusto. Sciacallaggio, ignoranza, strumentalizzazione, ci ho visto ogni bassezza umana negli articoli di giornale e, peggio ancora, nei commenti da social network. Però mi chiedo cosa farà Salvini adesso. E mi chiedo come possa il popolo aver dimenticato le sue promesse riguardo le forze dell’ordine. È su questo che Salvini dovrebbe intervenire, con misure in grado di restituire alle forze di polizia dignità, decoro e sicurezza. Dovrebbe trovare le risorse da investire nella formazione per evitare che un giovane militare si trovi a dover operare senza alcuna protezione, senza supporto. Questo ci dovremmo aspettare da un governo, misure serie, non proclami ridicoli e strumentalizzazioni.

Ebbene sapete cosa penso di questo governo? Che la colpa non sia la loro, ma la nostra che li abbiamo votati. Ogni popolo ha il governo che merita. L’unico rammarico è che nel Movimento c’erano e ci sono ancora militanti convinti e genuini, destinati a soccombere per la loro disorganizzazione e disgregazione di fronte ad un alleato che essi stessi hanno contribuito a far crescere.

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