Emanuela e Maria Rosaria, unite dall’amicizia e dal teatro

di Luana Izzo

Ospiti della nostra rubrica oggi sono due attrici di Primomito Emanuela Guarino e Maria Rosaria Lombardi unite nella vita dall’amicizia e dalla passione per il teatro. Ho pensato di intervistarle insieme proprio per rimarcare quanto il teatro sia uno strumento potente anche dal punto di vista aggregativo.

Emanuela, tu incontri il teatro prima di Maria Rosaria, come nasce questa passione e come incomincia il tuo percorso artistico?

«Quando ero piccola mi divertivo in camera mia ad interpretare dei personaggi. Mi piaceva sognare di essere un giorno una cantante, un giorno ballerina, un giorno attrice. Rimediavo strumenti di fortuna: una scopa, per esempio, diventava a volte asta di un microfono, altre cavallo alato, altre una sbarra per la danza classica. Insieme agli amici d’infanzia poi ci divertivamo a mettere in scena in cortile piccoli spettacoli. Fra questi amici c’era Antonio Stornaiuolo, regista e direttore artistico di Primomito. Per molti anni ci perdemmo di vista, poi per una serie di vicissitudini ci siamo ritrovati e, insieme ad altri amici, abbiamo pensato di dar vita a quel sogno di bambini».

Maria Rosaria tu incontri invece il teatro grazie ad Emanuela, è lei a farti conoscere l’officina teatrale Primomito: come mai decidi di intraprendere questo percorso?

«Ho iniziato per gioco: la voglia di fare qualcosa di nuovo, di conoscere persone, condividere del tempo con loro. Quando andai la prima volta con Emanuela a un incontro della compagnia non credevo sarei rimasta. Avevo paura di non essere adatta, di essere molto indietro rispetto a chi faceva parte della compagnia già da tempo. Poi un piccolo ruolo in una serata cabaret: il palcoscenico, l’adrenalina, la condivisione di emozioni con i miei compagni, il pubblico… Capii che era la strada giusta e che non me ne sarei pentita».

Oggi entrambe fate parte della compagnia Primomito, se doveste invogliare qualcuno a provare il teatro, di cosa parlereste? Cominciamo da te, Emanuela.

«Il mio motto è “provarci sempre”. Provare nuove cose fa bene al corpo e alla mente. Il teatro aiuta a socializzare, aprirsi al mondo, non per forza chi fa teatro deve avere come obiettivo quello di diventare una grande attrice».

E tu, Maria Rosaria, cosa ne pensi?

«Sono d’accordo. Il teatro è un grande strumento di aggregazione, ha il potere di mettere insieme persone tanto diverse fra loro creando un confronto distruttivo, perché a volte scopre le tue fragilità ma costruttivo perché tende a fortificare, ad aprirti al mondo senza paure».

Emanuela, come ti ha cambiato il teatro?

«Per quanto mi riguarda grazie al teatro sono diventata più forte e sicura di me. Sono più ironica e meno pesante su tante cose. Il teatro ha il potere di farti capire come affrontare le paure, le insicurezze dando priorità ai tuoi punti di forza».

E a te come è cambiata la vita Maria Rosaria?

«Spesso la vita non è tutta rose e fiori. Ci sono tanti momenti no, tante cose che però tieni dentro perché magari non vuoi far dispiacere qualcuno o perché fai fatica a parlarne. Sul palcoscenico posso essere chi voglio. Posso urlare il mio dolore come la mia felicità senza che nessuno si intrometta. È un atto liberatorio, il palcoscenico diventa amico e nemico ma ti accoglie sempre fra le sue braccia».

Qual è il lavoro teatrale che più vi ha emozionato e perché? Partiamo da Maria Rosaria questa volta. Tutti i lavori teatrali ti lasciano qualcosa, io però ho un’indole da caratterista, mi divertono molto le commedie e sicuramente il personaggio che porto nel cuore è quello interpretato nella mia prima commedia messa in scena dal titolo “Che mal e panz”. Ero una maga, anzi per l’esattezza una fattucchiera. Un personaggio esilarante che è rimasto nel cuore del pubblico. Ricordo ancora l’emozione dei primi applausi e dei giorni seguenti quando per strada tutti mi riconoscevano come “Peppenell a fattucchiar”.. Emozioni uniche…».

E per te, Emanuela?

«Non saprei sceglierne uno. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. Quello che sicuramente posso dire è che ho ancora tanta voglia di sperimentarmi in ruoli sempre nuovi, è una sorta di sfida dove devi abbattere i tuoi limiti o almeno provarci».

Maria Rosaria concludiamo con un gioco finale. Hai la possibilità di mandare un messaggio attraverso questa rubrica, a chi e perché?

«Io inviterei tutti a provare. Fare laboratorio teatrale fa bene al corpo e alla mente, ti mette a nudo, ti fa conoscere aspetti della tua personalità che magari neanche conoscevi. Fare laboratorio teatrale aiuta a conoscere se stessi ma anche gli altri rompendo la routine della quotidianità e facendoci conoscere persone che possono diventare nuovi amici con cui condividere del tempo, confrontarsi».

E tu Emanuela, cosa ci dici?

«Mi associo al messaggio di Maria Rosaria. Lei è stata trascinata da me in questo mondo, era titubante e poi… Ne è rimasta affascinata. Ma soprattutto ci tengo a sottolineare che tutti possono provare a fare teatro. Leggo sempre la vostra rubrica e negli ultimi articoli si parlava di teatro e disabilità. Il teatro ha il potere di abbattere le barriere di includere i più deboli e farli sentire come è giusto che sia uguali agli altri. Tutti abbiamo delle difficoltà ma dobbiamo imparare a superarle, gestirle. Il teatro è un potente mezzo di aggregazione, di inclusione e in tanti anni di teatro ho davvero visto tante persone risorgere, affrontare la vita con più consapevolezza. Provate, non ve ne pentirete».

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