I tesori senza tempo di San Pietro a Corte

di Michele Di Popolo

La chiesa di San Pietro a Corte è, insieme alla Cattedrale di San Matteo, il principale monumento religioso di origine medievale presente nella città di Salerno ed uno dei più rilevanti siti longobardi esistenti rimasti integri.

La sua edificazione risale al VIII secolo d.C., ad opera del principe longobardo Arechi II che, per sfuggire all’invasione di Carlo Magno (il quale aveva già conquistato Pavia, capitale della Longobardia Major), trasferisce la capitale della Longobardia Minore da Benevento a Salerno, elevandola a Principato e offrendo rifugio ai molti longobardi del nord riusciti a sfuggire ai Franchi.

Proprio l’arrivo dei longobardi del nord fu uno dei momenti più importanti per la città e per l’intero principato meridionale il quale che arricchì sensibilmente la propria cultura e l’economia. L’area di sedime della struttura religiosa era stata occupata già in età romana da un edificio termale, riutilizzato poi nei primi secoli dell’età cristiana come luogo di culto e sepolcreto. La chiesa sorge nella zona detta già in età romana ad Curtim, con la funzione di cappella privata del principe ed è dedicata ai Santi Pietro e Paolo.

I pilastri di fondazione della Cappella Palatina poggiano sul frigidarium delle terme romane, risalenti all’età flavia-traianea, III secolo d.C., l’antico edificio aveva un’altezza di circa 13 metri ed era coperto da volte a botte e volte a crociera. L’ambiente era illuminato originariamente da grandi finestroni. Nei primi secoli dell’età cristiana viene riutilizzato come aula religiosa, come testimoniano epigrafi databili dal V all’VIII secolo d.C. Sotto il regno di Arechi viene realizzata la demolizione delle volte e la divisione dell’edificio termale in due sale separate da un setto murario. Al di sopra di esso si costruisce il solaio della Cappella palatina.

La Cappella dell’ipogeo e gli affreschi. La costruzione di scarpe e semipilastri lungo le mura del frigidarium, ha favorito la divisione dello spazio interno con l’innalzamento di un muro centrale che ha dato origine, sul lato orientale, ad una cappella. Questa trasformazione è documentata da una serie di affreschi tutti concentrati su tre pareti del cosiddetto ambiente D. Di questi, in base a riscontri stilistici, nessuno è restituibile alla cultura longobarda. Vi Sono raffigurati, sul lato meridionale una Teoria di santi con la Madonna eleusa, sul lato occidentale San Nicola e di fronte La Madonna regina con Bambino ed una santa e sul lato settentrionale frammenti di immagini.

In particolare quest’ultimo affresco presenta chiare influenze bizantine riconducibili alle pitture di Rongolise (vicino Caserta) e di Neretzi (in Dalmazia), databili alla fine del XII secolo. Più intrigante è l’analisi della Teoria di santi con la Vergine Eleusa in cui la miriade di elementi riconducibili a diverse sensibilità (si spazia dai tratti fisionomici severi ed austeri, tipicamente arcaici della Madonna Eleusa ad una maggiore delicatezza, sintomo di una mutata sensibilità estetica) fanno propendere per una datazione più vicina al XIII secolo. Allo stesso è riconducibile anche l’altro affresco presente nell’ambiente ipogeo e raffigurante quasi certamente San Nicola (il dipinto è acefalo) accanto ad un cavallo al galoppo.

1 – continua

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