La lunga e impervia strada verso Giovi

di Vincenzo Benvenuto

E anche la 30° edizione della «Sagra del Biscotto e Prosciutto» di Giovi, è stata archiviata. Come sempre, ottima organizzazione e buona affluenza. L’Autorità, «signore virtuoso, di molto riguardo», è pronta a rinsaldare il legame con i propri elettori. Il tempo di percorrere circa 7 km, e la scena sarà sua. Monta, con la svogliatezza d’ordinanza, sul Suv parcheggiato sopra al marciapiedi. Già che c’è, si porta appresso la moglie, la suocera e i figli. Prende l’uscita «Rione Petrosino».

Avverte un rumore sordo. Scende dall’auto e, bestemmiando, libera il paraurti dall’oltraggio del sacchetto dell’immondizia che lancia lontano.

«Papi, attento a destra. Papà, occhio a sinistra». E chi l’avrebbe mai detto che lo slalom tra la spazzatura avrebbe divertito tanto il piccolo Luigino? L’Autorità sorride, benevola. Oltrepassato il Masso della Signora, l’Autorità non può non guardare con soddisfazione i nuovi palazzi che stanno sorgendo: cubatura su cubatura per saziare l’atavica fame di cemento della città.

«Caro, hai letto “Le Cronache” di oggi? La popolazione residente a Salerno, è diminuita drasticamente». L’Autorità guarda contrariata sua moglie. Ancora si chiede come abbia fatto, in un giorno di euforia scapicollata, a sposarla. Si rincuora pensando alla speculazione edilizia che porta voti e soldi alle casse dell’Ente.

Supera Giovi Bottiglieri e… fortuna che ha il Suv: strada smembrata per raggomitolare, dipanare, e infine connettere metri e metri di fibra ottica. È la terza volta che scavano. Ed è la terza volta che asfaltano solo il rettangolo interessato dai lavori. Tra qualche mese rispolvereranno le ruspe, magari per implementare un’altra fibra, probabilmente più veloce. Ovviamente la strada rimane sempre la stessa, con i suoi sconfinati crateri lunari.

«Disdetta, Gigismondo, non vedo farmacie. Eppure pensavo di trovarne qualcuna qui, a Giovi. Chissà se…». «Mamma,» stronca ogni speranza l’Autorità «dovrai comprare le medicine a Salerno».

«Gigismondo caro, ti fermi un attimo alle Poste? Volevo prelevare qualcosa, magari c’è qualche cosa di più impegnativo da comprare alla Sagra».

L’Autorità, snervata, imbocca la discesa di Monte Bellaria. È inutile spiegare a sua moglie che a Giovi, un ATM, non c’è e non ci sarà. Così come è superfluo puntualizzare che l’Autorità non ha bisogno di soldi. A lui sarà regalato per il solo fatto di esserci. È il corpo dell’Autorità, infatti, a dare lustro a questo scordato e dirupato angolo di Salerno capitale. Si siede nel tavolo di fronte alla scuola media di Giovi. Osserva l’alveare di appartamenti che vedrà le sue celle, ogni giorno che Dio manderà in terra, piangere solitudini inanimate. Frattanto, tra le autorità del posto che gli tributano onori, l’Autorità ha come il sentore che al di là della cortina dei quattro palazzi, un tempo, s’intravedevano scaglie di mare. Poco male. Lui, il mare, e non solo le scaglie, le vede dall’attico sul Lungomare Colombo.

Arpiona mani, dispensa sorrisi, strafoca e tracanna. Mentre sta per salire sul Suv, è sicuro che un altro chiavistello serrerà a prova di furto il cospicuo bottino di voti. Il suo impegno, manco a dirlo, merita riconferma.

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