Michele, sangiorgese nella Roma degli artisti

di Luana Izzo*

La nostra rubrica oggi ospita Michele Capuano, attore di origini salernitane che oggi studia e lavora a Roma. Teatro, cinema, tv, pian piano sta costruendo il suo percorso artistico con caparbietà e determinazione.

Michele, quando hai capito che volevi diventare un attore?

«Dopo il mio primo spettacolo teatrale. Avevo 12 anni e frequentavo una compagnia amatoriale del mio paese. Da subito ho capito che stare sul palco era qualcosa che mi rendeva felice, e che mi faceva stare a mio agio».

Quali sono stati i primi passi nel mondo della recitazione?

«Il mio primo incontro con la recitazione, come ti dicevo, è avvenuto da ragazzino grazie a questa compagnia amatoriale di Castel San Giorgio dove sono nato e cresciuto. Poi si è fortificato quando, mentre frequentavo il Liceo scientifico di Roccapiemonte, la mia insegnante d’italiano, Antonella Negri, mi spinse a frequentare il corso di recitazione scolastico tenuto dall’attore e regista Ciro Villano. Con lui ho mosso i veri primi passi verso lo studio della recitazione».

Hai studiato a Roma: precisamente quali sono stati i tuoi studi?

«Mi sono laureato al Dams all’università di Roma Tre. Ho frequentato molti seminari di recitazione con vari insegnanti tra cui Stefania De Santis e Paolo Antonio Simioni, che tutt’ora continuo a seguire; sono appena rientrato da Budapest, dove ho seguito un suo workshop, grazie ad una borsa di studio che Artisti7607 metteva a disposizione. È stata un’esperienza formativa fantastica: 12 ore di lavoro intensivo al giorno».

Hai fondato una tua compagnia, com’è nata e di quale genere teatrale vi occupate?

«Sì, diciamo che tecnicamente ho messo su un collettivo di attori conosciuti durante i miei anni qui a Roma. Ho istituito un’associazione “Civico 14” , nome tratto dal mio vecchio civico di casa. Di generi ne stiamo affrontando tanti ma di solito io definisco il mio genere “TragiComico”, ovvero uno spettacolo con un imprinting comico ma che alla fine ti lascia un messaggio che sempre porta a riflettere lo spettatore e che a volte fa scappare qualche lacrima».

Non sei solo attore ma anche regista e sceneggiatore, qual è il ruolo più difficile, come cambiano i punti di vista, quale ruolo ti gratifica di più?

«Io mi definisco un attore. Ma durante il mio percorso artistico ho spesso sentito la necessità di scrivere e dirigere. Devo ammettere che dopo la mia ultima esperienza da sceneggiatore e regista, ho da poco girato un cortometraggio, “Lella”, tratto dall’omonima canzone di Edoardo De Angelis, ho capito che nonostante siano ruoli diversi sono strettamente legati tra loro. Mi spiego. Quando scrivo di un personaggio, immagino cosa fa, dove e come si muove, come vive, quali sono i suoi bisogni i suoi conflitti i suoi cicli emotivi, non sto solo scrivendo di quel personaggio ma contemporaneamente lo sto studiando esattamente come fa un attore o un regista. Cambiano i punti di vista, ma la direzione, resta la stessa, quindi mettere insieme tutte e tre le cose, nonostante so che non sia facile e non è da tutti, mi piace molto».

Oltre al teatro hai avuto piccole esperienze nel cinema e in TV, quali sono state?

«A parte qualche spot pubblicitario, vengo da un esperienza televisiva andata in onda quest’anno, ovvero la “Dottoressa Giò”, con Barbara D’Urso per la regia di Antonello Grimaldi. Poi a breve sarò al cinema, con un piccolo ruolo nel film di Guido Lombardi, tratto da suo libro, “Ladro di Giorni”, che dovrebbe uscire nelle sale a breve, con protagonista Riccardo Scamarcio».

Teatro, cinema, tv… Se dovessi scegliere?

«No, ti prego! Non chiedermi di scegliere! Beh, se potessi farei tutte e tre le cose. Anche se verso il Teatro c’è un Amore diverso. Ho da poco finito una tournée teatrale con lo spettacolo “Un Cuore di Vetro in Inverno” di e con Filippo Timi. Nel cast c’erano anche Marina Rocco, Elena Lietti ed Andrea Soffiantini. Un’esperienza bellissima, forte, che solo il teatro finora mi regalato. Spero però di poter avere esperienze al cinema e in tv così altrettanto formative e forti».

Ho avuto il piacere di assistere ad uno spettacolo teatrale molto particolare scritto da te dal titolo “Teatro stanco“. Vuoi parlarcene brevemente, com’è nata l’idea?

«Mi fa molto piacere tu abbia assistito al mio spettacolo “Teatro Stanco”. Sì l’ho scritto, diretto ed interpretato insieme ad altri colleghi attori bravissimi. L’idea nacque con amici anni fa ma poi fu accantonata nei meandri di appunti e quaderni. A distanza di tempo ripresi da solo quelle bozze, che erano veramente all’inizio, avevamo scritto pochissimo, e mi misi a lavoro, tant’è che cambiò tutto. Venne fuori un altro spettacolo ma di quell’idea primordiale ne conservai la voglia e la necessità di raccontare, ovvero quella benzina pura che ti spinge a fare. Sono molto legato a questo spettacolo, dopo la prima replica capii che avevo smosso qualcosa, e spero un giorno di poterlo riportare in scena».

Quali sono le attività che stai svolgendo ora e i progetti futuri?

«Ora sto scrivendo il mio primo film. Come ti dicevo ho girato mesi fa un cortometraggio, Lella, che adesso sta iniziando il suo percorso festivaliero, ad esempio il 10 agosto saremo al Festival Molise Cinema, con Alba Rohrwacher che sarà la madrina del festival. A parte questo siamo in attesa di risposte per alcuni lavori ma per ora non posso svelare nulla».

Hai la possibilità di lanciare un messaggio a qualcuno attraverso la nostra rubrica quale e a chi?

«Non sono tanto bravo a lanciare messaggi così o per lo meno quando lo faccio li maschero nei miei spettacoli o nei miei corti… posso solo dire a tutti di scegliere sempre di fare ciò che si ama e di andare sempre fino in fondo senza avere paura di sbagliare. C’è una frase di Samuel Beckett che mi ha sempre toccato, vorrei citarla: “Ever Tried. Ever Failed. No Matter. Try Again. Fail Again. Fail Better” ovvero “Ho provato, ho fallito. Non importa, riproverò. Fallirò meglio”».

E se dovessi dare un consiglio a chi come te vuole scegliere questa carriera?

«Un consiglio a chi vuole intraprendere questa carriera è senza dubbio quello di farlo ma di studiare, studiare, studiare! Questo è un mestiere e proprio come tutti gli altri mestieri s’impara facendo, praticando e studiando. E di non pensare a questo mestiere come trampolino per la notorietà, per il successo, ma di farlo per amore e per passione poi tutto quello che comporta verrà da sé».

*Officina teatrale Primomito

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