Addio a Fracas, l’uomo dei derby: genio e sregolatezza del calcio

di Matteo Maiorano

Era il 18 agosto del 1982 e al Vestuti andava in scena il derby di Coppa tra Salernitana e Napoli. La sfida, da sempre infuocata per il sano campanilismo che da decenni anima le due rappresentative, viene decisa da un gol di Ferrario dagli undici metri. La bandiera dei partenopei proietta in questo modo gli azzurri al turno successivo mentre la Salernitana, uscita a testa bassa dal confronto, porterà in dote soltanto due punti dagli incroci andati in scena in Coppa, la quale allora prevedeva una preliminare fase a gironi prima dei consueti scontri diretti.

Ma c’è un episodio che avrebbe inesorabilmente cambiato il finale di quella gara: Marco Fracas, a inizio gara, realizza una marcatura su punizione che teoricamente porterebbe avanti la truppa dell’allora tecnico Lojacono. Ma l’arbitro annulla inspiegabilmente, mettendo a tacere l’urlo della sud. Magari oggi il Var avrebbe corretto la decisione del fischietto e la storia di quella partita sarebbe stata diversa. Ma c’è un particolare che la tecnologia non avrebbe potuto cambiare: Fracas era l’uomo dei derby, il mattatore delle sfide che mettevano contro le formazioni campane.

L’estro del mancino esplose nel 1980 con la casacca della Paganese: sotto i dettami tattici di mister Montefusco, Fracas guidò gli azzurrostellati fino al sesto posto nel girone, ad un passo dal sogno cadetto, sfumato per una manciata di punti. Molto più dietro quell’anno la Salernitana, a cui la punta realizzò una doppietta nell’ultimo derby vinto dalla formazione dell’agro a discapito dei granata. Un 2-1 che galvanizzò l’undici azzurrostellato e portò alla ribalta l’attaccante romano. L’anno successivo la Salernitana riuscì a mettere le mani su Fracas, fortemente voluto da patron Troisi.

L’attaccante non impiegò molto tempo prima di diventare l’idolo di casa: il 31 ottobre 1982 si giocò il derby al Pinto contro la Casertana. Sul risultato parziale di 0-0, nel secondo tempo l’arbitro Bruschini assegnò un calcio di punizione per gli ospiti dal limite dell’area avversaria. Fu proprio Marco Fracas a insaccare, ma al secondo tentativo,  dopo che il fischietto aveva accordato la ripetizione del calcio da fermo tra le proteste del pubblico rossoblu. Tali proteste indussero l’arbitro a decretare il successo a tavolino della Salernitana per 2-0.

La settimana successiva Fracas punì invece proprio la sua amata Paganese al Vestuti con una doppietta, decisiva per il 3-1 granata. Un’annata molto particolare quella ’82/’83, che portò i tifosi del Cavalluccio a vivere una vera e propria altalena di emozioni.

“La squadra partì a mille e vi era la sensazione che  potesse essere l’anno buono per il ritorno in B” – ricorda Pasquale Viscido, compagno di reparto di Fracas alla Salernitana. “Partimmo alla grande, il calcio champagne offerto da Lojacono incuriosiva l’intero panorama pallonaro. Purtroppo non dosammo le energie e nel girone di ritorno avemmo un brusco calo. Fracas al primo giro di boa aveva già messo a segno dieci reti e con Zaccaro divenne il riferimento dello spogliatoio”.

Giovedì scorso un brutto virus ha portato via Fracas dall’affetto dei propri cari e ai tanti amanti dello sport, che nel corso della sua intensa carriera, spesa soprattutto in Campania, ne hanno potuto apprezzare il carattere da vero leader di reparto, il sinistro letale dal limite dell’area, la bravura tecnica, la velocità nel breve.

“Era sempre sorridente, ogni volta che veniva al campo sdrammatizzava il clima che aleggiava dopo una sconfitta. Di lui molti dicevano praticasse una vita poco regolare: era invece un bravissimo ragazzo, che come tutti quelli della sua età faceva ogni tanto tardi la sera. Non avremmo mai cambiato nulla del suo carattere: era insieme genio e sregolatezza, un Franco Califano del calcio”.

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