Gli “assassini” della politica

di Vincenzo Benvenuto

Nel 1920 Adolf Hitler tenne in una birreria di Monaco uno dei suoi primi, deliranti discorsi politici. Fu, quella, l’occasione propizia per enucleare i 25 punti programmatici del futuro Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori tedeschi. Nel 1997, a casa di Gianni Letta, vennero invitati Massimo D’Alema e Franco Marini per l’Ulivo, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini per il Polo: la crostata finale preparata dalla signora Letta sugellò l’accordo (il c.d. «patto della crostata») per salvare la Bicamerale presieduta dall’On.le D’Alema. Nel 2016 uno stralunato quanto visionario Gianroberto Casaleggio ideò la c.d. «Piattaforma Rousseau» per sviluppare «la democrazia della rete».

Nell’estate 2019, al Papeete, tra panze troneggianti al sole e display che amplificano il verbo sovranista, un improbabile Matteo Salvini recita il De Profundis del governo gialloverde. Cos’hanno in comune una birreria di Monaco, una cena terminata con crostata, una piattaforma digitale e una spiaggia alla moda di Milano Marittima? Semplice: lo svuotamento del concetto fisico della politica.

In altri termini, troppo spesso la politica si pratica al di fuori dei luoghi istituzionali della rappresentanza democratica; con l’inevitabile conseguenza che nelle stanze del potere ci si incontra e si decide sempre di meno. D’altronde, perché farlo nei luoghi deputati, visto che la politica si imbastisce ormai altrove? Il Consiglio dei Ministri del 30 aprile scorso, ad esempio, aveva come unico punto all’ordine del giorno le «varie ed eventuali». Senza contare il fatto che gli Uffici di presidenza, luogo in cui praticamente si fa la politica interna, si sono tenuti, sotto questo governo, una volta ogni due mesi contro una media precedente di una volta a settimana. E della miserrima percentuale dell’8% delle interrogazioni scritte delle due Camere evase dal Governo, ne vogliamo proprio parlare?

La verità è che Camera e Senato si sono ridotti, nella legislazione appena conclusa, a recitare il ruolo di passacarte di un Governo che ha attuato quel po’ di programma che ha potuto per decreto (l’80% dei documenti di cui si è occupato il Parlamento sono arrivati, infatti, dal Governo: conversioni di decreti o ratifiche di trattati e convenzioni). Eppure, a rifletterci più attentamente, era già tutto previsto.

Fu proprio Gianroberto Casaleggio a vaticinare sulla futura inutilità delle Camere dopo aver, di fatto, già preconizzato il superamento della distinzione tra destra e sinistra. Con un solo, non trascurabile particolare: il Movimento di cui lui è stato co-fondatore, seguendo queste premesse, ha prima portato al Governo e poi si è fatto mettere nel sacco dal partito più di destra che la storia repubblicana ricordi. Destra e Sinistra non sono solo categorie novecentesche.

Sono idee, modi di vivere, manifestazioni dell’essere di cui non si può fare a meno. Volendo sottacere il grande Bobbio che ne ha fatto argomento di un famoso best seller («Destra e Sinistra», per l’appunto), pure l’ineffabile Giorgio Gaber, stringi stringi, ha dovuto ammettere che «l’ideologia, malgrado tutto, credo ancora che ci sia».

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