Salvini stacca la spina, Di Maio s’infuria, Conte si ribella

di Marta Naddei

Che prima o poi questo momento sarebbe arrivato, lo pensavano tutti – o quasi – ma lo dicevano in pochi. Un anno e due mesi: tanto è durata, tra alti e bassi, l’esperienza di Governo a trazione Movimento Cinque Stelle e Lega, prima che il leader del Carroccio, Matteo Salvini, annunciasse “urbi et orbi” l’avvio della crisi dell’esecutivo nazionale.

Una sorpresa? Non troppo ma, sicuramente, una decisione abbastanza precoce, rispetto alle aspettative e ai convinti proclami in merito alla durata di un Governo che, fin dal principio, era parso di difficile tenuta, alla luce delle ampie diversità (assottigliatesi, a onor del vero, nel corso della Legislatura) tra le due forze politiche.

A far implodere il Governo è stato il voto sul Tav: quattro le mozioni favorevoli alla realizzazione approvate e una – a firma 5 Stelle – bocciata. Una posizione, quella dei pentastellati in merito all’Alta Velocità, rimasta sostanzialmente invariata e coerente (cosa che non si può dire per ciò che concerne altre storiche battaglie, ma questo è un altro capitolo di questi bizzarri 18 mesi di governo) ma che Matteo Salvini è riuscito a utilizzare come appiglio per aprire la crisi di Governo agostana che porterà al voto gli italiani, presumibilmente, il prossimo mese di ottobre. «Questo governo non ha più la maggioranza» – aveva detto il ministro dell’Interno commentando la votazione.

Più che appiglio, però, quello del Tav pare essere stato proprio un pretesto, almeno stando a quanto dichiarato – a poche ore dall’incontro con Salvini – dal presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte: «Ieri e questo pomeriggio è venuto a parlarmi Salvini il quale mi ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente». Insomma, non proprio la versione ufficiale fornita dal vicepremier.

Una conferenza stampa, quella del premier, dai toni duri e chiari come mai erano stati dallo scorso giugno 2018. Così come duro è stato Luigi Di Maio, l’altro vicepremier che ha accusato Salvini di aver tradito gli italiani: «Non ha tradito il Movimento o Conte milioni di italiani a cui per 14 mesi aveva detto che non guardava i sondaggi. Pagherà a caro prezzo per come ha tradito il Paese».

Da quella sera dell’8 agosto tutto è cambiato e si è tornati alle vecchie, sane, abitudini: parole grosse, rimproveri vicendevoli, attacchi tra ex alleati e accuse di accordi sottobanco con altre forze parlamentari. Soprattutto, però, una mozione di sfiducia presentata dalla Lega – che, però, non ha fatto dimettere, contestualmente, i suoi ministri – al presidente del Consiglio Conte e il Pd che ha chiesto a gran voce che sia calendarizzata prima un’altra mozione di sfiducia, quella che i democrat presentarono contro il ministro Salvini.

Per il prossimo 20 agosto, intanto, sono state annunciate dichiarazioni di Giuseppe Conte. Sullo sfondo, una manovra di bilancio che deve essere approvata, lo spettro dell’aumento dell’Iva al 25% e la questione del taglio dei parlamentari.

Quale sarà l’immediato futuro di questo Paese pare, dunque, presto per dirlo: tutto dipenderà da quale sarà la strada che vorranno intraprendere in Parlamento: voto a ottobre o un Governo di salvaguardia che traini l’Italia a nuove elezioni, cercando di evitare di cadere nel baratro economico. Agli italiani non resta che attendere ma soprattutto non resta che sperare. Cosa? Non si sa.

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