Il Conte e il capitano

di Alessandro Rizzo

Forse la differenza è tutta in questo, che mentre Salvini girava per lidi in infradito, il presidente Conte indossava abito, cravatta e scarpe. Solo così si può spiegare il fatto che abbia deciso di togliersi tanti sassolini, perché lui evidentemente questo mese di agosto le scarpe le ha indossate.

La differenza al Senato era quella che c’è tra il bianco e il nero, tra l’alfa e l’omega. Lo spessore di Conte, altissimo, complice la sua struttura culturale e -ci ha tenuto lui stesso a sottolinearlo- la vicinanza di Mattarella; dall’altro lato la pochezza di Salvini, impacciato a dir poco; indeciso se rispondere a Conte, se parlare agli italiani, così confermando di essere in campagna elettorale, o se parlare ai suoi, che ne avranno fiutato il sangue e vorranno ordire la sua caduta. Conte è stato incisivo ma elegante, preciso e duro ma con grande stile.

Salvini grottesco, povero di modi e contenuti, atteggiato tra i “fifty fifty”, gli “omnia vincit amor” e gli sguaiati “non ci sto”. Ed è stato vergognoso, a dir poco, quando ha offeso i cattolici imbonendo l’elettorato con le intercessioni richieste alla Vergine Maria; ma lo è stato anche quando ha ripetuto stancamente di non avere paura dell’urna, salvo poi mendicare dichiarandosi disponibile a proseguire l’esperienza di governo almeno fino alla riduzione del numero dei parlamentari, come chi invochi il perdono della moglie non tanto dopo averla tradita quanto piuttosto dopo averle confessato di averlo fatto perché è ingrassata o invecchiata.

Non ha colto nel segno neppure la sventolata previsione dell’Italia al 2050, fatta da uno che l’8 agosto non è stato in grado di prevedere neppure cosa sarebbe accaduto oggi. Lo scenario prossimo vuole il futuro nelle mani di Mattarella, che potrebbe proporre un Conte bis con il supporto del PD, piegatosi anche Zingaretti ai doveri di stabilità di bilancio. Resta da augurarsi che i 5stelle si siano svegliati e che il PD non intenda imporre cariatidi pluribocciate, ancorché competenti. L’Italia ha necessità adesso di giocare bene sia in difesa che in attacco e per farlo necessita dell’Europa. È un dato che Conte sia stato capace di evitare le procedure di infrazione mentre Salvini non sia stato in grado di ridurre le accise né di garantire maggiore sicurezza ai cittadini, al di là degli slogan. A Salvini manca evidentemente, oltre allo spessore, anche la visione di insieme.

Oggi tuttavia abbiamo visto un presidente del consiglio maturo, pronto. Resta da augurarsi che sia maturato intanto anche il Movimento, che questa esperienza sia servita a qualcosa. Lo stesso Conte si è fatto sfuggire a un certo punto, quando ha preannunciato che avrebbe rassegnato le dimissioni, un laconico “finisce qui una prima esperienza di governo”, a confermare che ce ne sarà una seconda. E se così sarà, dovrà fare tesoro dell’esperienza fatta. Non perché il PD sia come la lega, ma perché, come si dice, chi si scotta con la minestra soffia anche l’insalata.

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