“Chiavicone”, nomen omen

di Marta Naddei

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Nel corso di questi ultimi anni l’abbiamo vista cambiare molte volte: prima marrone, poi verde, poi ancora rossa, bianca e anche color petrolio.

È l’acqua dello scolo della spiaggia di Santa Teresa, quello notoriamente conosciuto – a Salerno – come “Chiavicone”. Un nome che, oltre ad essere tutto un programma, pare essere decisamente appropriato. Lo specchio d’acqua dell’area di quella ormai nota come “Salifornia”, tra l’altro, è già sottoposto a perenne divieto di balneazione in quanto zona portuale (nelle immediate vicinanze attraccano tanto navi cargo quanto navi da crociera che imbarcazioni private). Un divieto che non viene rispettato dai cittadini e che non è fatto rispettare da chi di competenza.

La presenza dello scolo, inoltre, ha fatto sì che, ben presto, l’area di Santa Teresa fosse ribattezzata “Salifogna”, con chiaro riferimento alla qualità non propriamente salutare dell’acqua e al suo odore tutt’altro che piacevole. Condizioni precarie, quelle delle acque del “Chiavicone” che finiscono direttamente in mare, da tempo segnalate dal gruppo di cittadinanza attiva “Figli delle Chiancarelle” che, con svizzera precisione, anno dopo anno, hanno testimoniato fotograficamente, i cambiamenti del colore dell’acqua e perfino delle forme di vita e non presenti all’interno del canale.

Fotografie che, in più di un’occasione, sono state foriere anche di azioni di “riparazione” da parte dell’amministrazione: è il caso, ad esempio, della recinzione apposta nel 2016 attorno allo sbocco del canale. L’assessore all’ambiente Angelo Caramanno, infatti, decise di intervenire dopo che proprio i Figli delle Chiancarelle avevano pubblicato – qualche giorno prima – la fotografia di una bambina intenta a passeggiare proprio nella parte paludosa di Santa Teresa.

Gli appelli, nel corso del tempo, affinché Comune di Salerno e Arpac intervenissero a campionare e valutare la qualità del torrente di Santa Teresa – sull’inquinamento del quale non sono mai stati nutriti troppi dubbi – sono stati innumerevoli e solo quest’anno si è giunti a un primo risultato: quello dei prelievi da parte dei tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale e della Siis. Analisi su due campioni che hanno portato con sé esiti discordanti, tanto che il caso è stato affrontato anche nel corso di una seduta della Commissione consiliare trasparenza con l’impegno, da parte del Comune, di disporre nuove analisi.

Nuovi rilievi che sono stati sì fatti ma su richiesta del consigliere comunale di “Salerno di Tutti”, Gianpaolo Lambiase che si è affidato a un laboratorio accreditato per riuscire a risalire alla natura del colore delle acque del torrente. L’esito è stato quasi scontato: c’è un livello di tossicità che supera del 100% i limiti previsti per legge. L’acqua è inquinata, non biologicamente ma chimicamente e, stando ai risultati ottenuti dal centro privato, si potrebbe pensare – vista l’alta concentrazione di cloro – anche a un trattamento a monte delle acque.

In soldoni, c’è chi sversa tranquillamente nel canale o nei tombini che ad esso si collegano. Ora, l’amministrazione comunale – nella persona dello stesso sindaco Enzo Napoli – ha assicurato il proprio impegno al fine di individuare la fonte inquinante e punire il responsabile. Restano, però, sullo sfondo, anni di segnalazioni rimaste lettera morta, nonostante le testimonianze fotografiche lasciassero poco spazio all’immaginazione: quel torrente è inquinato ed era ora che qualcuno lo ammettesse.

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