Salerno sulle tracce dell’antica Roma

di Michele Di Popolo

Il territorio provinciale di Salerno rappresenta uno scrigno inesauribile dirisorse archeologiche, tracce evidenti di una terra che si è vista attraversare e vivere da tante popolazioni sin dal neolitico, passando per greci, etruschi, latini e così via, in virtù della sua favorevole posizione cerniera e dell’essere una sorta di passaggio obbligato tra le aree di più antica colonizzazione (Calabria, Sicilia e Piana di Metaponto) e le fertili pianure dell’area campano-laziale.

Oggi le tracce di questo passato prelongobardo sono evidenti soprattutto nell’area archeologica di Fratte, nella Villa Romana di San Leonardo e nella Domus Romana del Vicolo della Neve, ma tanti elementi riaffiorano nei vari angoli del centro storico, inglobati nelle sue tante edificazioni plurisecolari.

DOMUS ROMANA DI VICOLO DELLA NEVE. La Domus Romana è un ambiente di epoca romana che si trova nel rione Antica Corte del centro storico di Salerno, nel Vicolo della neve. Scoperta sul finire degli anni Ottanta, è situata a cinque metri di profondità rispetto all’attuale piano stradale ed è sovrastata da ambienti adibiti a negozi. L’ambiente è caratterizzato dalla presenza di resti marmorei e tronchi di colonne in crollo e ddagli eleganti affreschi del “giardino d’inverno”. La fortuita scoperta della domus dimostra, senza ombra di dubbio, la presenza di un centro abitato romano nella parte bassa del centro storico di Salerno e la necessità di eseguire indagini archeologiche mirate e sistematiche al fine di scoprire gli altri tesori celati nel sottosuolo cittadino.

VILLA ROMANA DI SAN LEONARDO. Il rinvenimento della villa romana in località San Leonardo risale alle indagini archeologiche eseguite nel periodo 1985- 89 e 1996-98. La presenza di questa villa a San Leonardo, posta su una fascia pedemontana che raccorda morfologicamente una rupe calcarea e la piana costiera, si inserisce perfettamente nel quadro dell’architettura domestica degli ultimi due secoli della repubblica, durante i quali le nuove famiglie facoltose mirarono alle coste del Lazio e della Campania per poter soddisfare il loro desiderio di grandi spazi che a Roma erano ormai scarsi. Su queste coste, sfruttando spesso questi terrazzamenti naturali, le residenze rustiche e le ville suburbane si distendevano liberamente rivolte verso una baia o un golfo. Frammenti ceramici d’impasto in situ e frustuli di concotto in giacitura secondaria indicano una frequentazione dell’area in Età neolitica. Quindi, tra la fine del II e gli inizi del I secolo a. C., sulle pendici collinari verrà costruita, sfruttando i terrazzamenti naturali, la villa. La collocazione dell’impianto in posizione panoramica e salubre, su un declivio degradante verso il mare, in area fertile, ben collegata a circuiti commerciali ed alle strutture urbane limitrofe da un efficiente sistema di comunicazione, coniugava felicemente le esigenze della villa rustica con quelle della villa di otium. Gli ambienti di servizio indagati, ad est del muro di terrazzamento con nicchie, erano separati dagli spazi destinati a giardino e ad orto da un muro in opera incerta, il cui fronte era scandito da torri, dotate di false finestre arcuate a tutto sesto. Il proprietario della villa, grazie anche alla locale abbondanza d’acqua, installò, all’interno della torretta esplorata, una fornace, in funzione per un arco temporale circoscritto, immediatamente precedente l’eruzione del 79 d. C.. È, infatti, sigillata, come i solchi di aratura dell’area coltivata, dal lapillo del 79 d. C.. Le dimensioni della fornace, che non ha restituito residui di produzione, farebbero pensare ad una limitata attività di figulina per tegole e laterizi, dettata dall’esigenza momentanea di ristrutturare l’immobile. I ruderi della villa erano ancora in parte a vista quando l’area venne occupata nel corso del secolo VII da una necropoli con tombe prevalentemente a cassa con blocchi di tufo grigio, alcuni dei quali sagomati per una originaria diversa funzione. Procedendo verso est, un accentuato ed improvviso salto di quota ha verosimilmente condizionato la distribuzione delle sepolture. Queste, infatti, sono disposte a file orientate lungo i terrazzamenti naturali. Nuclei di tombe addensate si localizzano sul versante più settentrionale, in particolare in un’area ricca d’acqua che, canalizzata in età romana nelle fontane del muro di terrazzamento della villa, veniva, in età medioevale, captata in una delle grotte del costone soprastante.

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