MaZinga, la creatura di Matteo per fermare l’altro Matteo

di Andrea Pellegrino

L’esperimento politico si chiama MaZinga ed è firmato da Matteo Renzi che, in una crisi ferragostana, anomala e un po’ pazza, è tornato alla carica lanciando una nuova opa sul Partito democratico. Per Di Maio si passa da un Matteo all’altro, entrambi accomunati dalla volontà di sfruttare il Movimento 5 Stelle per accrescere i loro consensi. Il primo (Salvini) almeno fino alle Europee aveva centrato il suo obiettivo, il secondo (Renzi) per ora ha centrato solo quello di destabilizzare nuovamente il Pd, forte della sua rappresentanza parlamentare.

Lo stile è quello del matrimonio di convenienza, con uno schema ben preciso: un forte blocco contro la Lega di Salvini, il rinvio delle urne a data da destinarsi, la stabilizzazione del consenso di Pd e Movimento 5 Stelle, il riconoscimento di leader di Giuseppe Conte che, comunque, ha svestito i panni di avvocato e prof ed ha indossato a pieno titolo quelli del politico. Un leader che negli ultimi giorni ha incassato il gradimento dell’Unione Europea ma anche di Trump.

La linea di Renzi cammina sul doppio binario: indebolire la Lega di Matteo Salvini, scalzare i zingarettiani all’interno del Nazareno. O mal che vada creare le condizioni per uno strappo e formare un nuovo partito, con naturalmente al seguito Boschi, Lotti e l’originario Giglio Magico. Insomma, quel che immagina in questi giorni anche l’eurodeputato Carlo Calenda che ha storto il naso rispetto alle trattative tra Pd e Movimento 5 Stelle. Poi la resa dei conti dem con tanto di ripercussioni sui territori. A prescindere da tutto il resto, da ottobre inizieranno le varie elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali che riguarderanno anche la Campania. Se dovesse ritornare Renzi per Vincenzo De Luca non ci dovrebbero essere troppi problemi per una eventuale ricandidatura sotto la bandiera del Partito democratico; in caso contrario, con l’affermazione della linea Zingaretti, qualcosa potrebbe cambiare. Ma da qui alle elezioni di primavera ci passa quasi, politicamente parlando, un’era geologica.

Tornando a Roma, la crisi che ha messo in crisi il governo non ha risparmiato neppure Forza Italia. Lo strano silenzio del Cavaliere, le scissioni (quella di Toti, in particolare) e le perplessità segnano quasi la fine di un’era azzurra targata Berlusconi, anche naturalmente per questioni anagrafiche. I sondaggi non sono del tutto favorevoli e descrivono un partito sempre più in affanno con ripercussioni, anche in questo caso, sui livelli territoriali e regionali. Basti pensare che le trattative in Campania per lo sfidante di Vincenzo De Luca sono in alto mare. O meglio, non sono mai partite nella sostanza. 

Senza contraccolpi Giorgia Meloni che con i suoi Fratelli d’Italia blinda la sua posizione e vede anche leggeri aumenti di gradimento nei sondaggi. Fratelli d’Italia, probabilmente, è l’unico partito del centrodestra che al momento lavora – sottobanco – per la Campania. D’altronde ha già il suo nome da calare sul tavolo: quello di Edmondo Cirielli, deputato salernitano e già presidente della Provincia di Salerno. Rischia, invece, di scomparire Liberi e Uguali, che al di là della crisi, già mostrava segni di sofferenza. Basti pensare al ritorno del governatore della Toscana Enrico Rossi o, volendo essere più prossimi a noi, agli ultimi avvicinamenti sempre ai dem del deputato ebolitano Federico Conte. Sicuramente la crisi di ferragosto ha aperto una ferita enorme all’interno di quasi tutti i partiti con conseguenze che si avranno da ora a qualche mese. Uno scenario mutato rispetto ad uno schema già forzato messo in piedi nel giugno del 2018 sancendo il patto – con contratto – tra Lega e Movimento 5 Stelle, finito poi qualche settimana fa. E siamo solo all’inizio.

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