Bene, bravi, bis

di Alessandro Rizzo

Così si va ufficialmente verso un governo Conte bis. Lo scorso 26 agosto dopo 4 ore di riunione, Zingaretti e Di Maio hanno invocato l’intervento del premier in pectore per la definizione del nuovo esecutivo. Sicché i tecnici a quanto pare, quelli che dovranno salvare l’Italia dall’aumento dell’Iva, saranno ripescati quasi tutti dal governo Gentiloni. Ai 5stelle spetterà sostanzialmente il riconoscimento politico e, una volta superata intelligentemente la polemica sui cosiddetti inciuci delle poltrone, resterà il grande merito di aver compiuto una scelta saggia e responsabile per il bene della collettività.

A quanto pare l’unico nodo da sciogliere resta quello del vicepremier, incarico al quale Di Maio non è proprio disposto a rinunciare. Eppure non riesco a trovare difetto nelle parole del Presidente della Regione Vincenzo De Luca il quale, pur nella piena consapevolezza che oramai l’accordo tra i due partiti è fatto, non ha mancato di sottoporre ad una sorta di espiazione popolare il comportamento denigratorio mantenuto dai prossimi compagni d’avventura nel corso degli ultimi 10 anni.

D’altro canto, non che questo imbarbarimento della politica voluto dai 5 Stelle sia stato in questi anni rivolto solo al Partito Democratico. Vero è che quest’ultimo è stato al governo negli ultimi tempi e quindi è risultato sol per questo destinatario del maggior numero delle offese, ma Grillo e i suoi hanno rivolto numerosi “vaffa” a chiunque sul globo terracqueo, compresa la lega con cui hanno poi compiuto questo primo percorso all’esecutivo. In effetti la colpa più grave del Movimento in questi anni è stata pari al suo stesso merito. Da un lato la grave responsabilità di aver ridotto il dibattito politico ad una dialettica da taverna (il riferimento è davvero casuale) e di aver introdotto e diffuso principi aberranti qual è quello di “uno vale uno” . Dall’altro lato invece il merito di aver risvegliato una coscienza popolare ormai sopita e votata sempre più all’astensionismo.

Cionondimeno è innegabile che l’Italia abbia bisogno di stabilità e ha ragione il Presidente Mattarella quando afferma che sì, è vero che il significato di democrazia è che la determinazione delle maggioranze parlamentari debba essere affidata al voto, ma è anche vero che al voto bisognerebbe di regola ricorrere ogni 5 anni e che pertanto la soluzione dello scioglimento delle Camere non può che essere considerata solo come estremo rimedio, allorquando non vi sia alcuna ipotesi di esecutivo in grado di conquistare il sostegno del Parlamento.

È poi sterile, puerile ed anche un po’ fuori tempo la polemica della lega secondo cui l’accordo col PD sia un inciucio e che quest’ultima forza politica debba essere per forza relegata all’opposizione in virtù della percentuale conquistata. Non può dimenticare Salvini che anche la lega stessa nel 2018 concorreva in antitesi al Movimento e che non ha esitato un istante a stipulare un patto di governo poi disatteso, pur nella consapevolezza di un peso specifico non superiore al 17%. Se inciucio è quello di oggi, inciucio fu quello di un anno fa. Resta solo da capire se in questo nuovo assetto avrà un ruolo anche Cantone e come una tale evenienza si armonizzi con il suo disinteresse, manifestato già mesi or sono, verso l’Anticorruzione da lui presieduta. Lungimiranza? In tal caso, sua o di qualcun altro? Nel campo delle ipotesi tutto è possibile.

Il dato certo è che in questo teatro tutti gli attori sono stati incoerenti e quindi il dono del silenzio dovrebbe appartenere a tutti.

Il Movimento ha sputato veleno su tutti e poi ha fatto accordi, a questo punto, con tutti.

Il Partito Democratico fu bocciato all’opposizione nel 2018 ed oggi ritorna in sella grazie alla crisi di governo.

La lega, peggio di peggio, ha promesso mari e monti e si è rimangiata ogni cosa alla prima occasione utile, correndo appresso all’illusione dei pieni poteri.

Sarei davvero contento se tutti tacessero e lavorassero per restituire alla Nazione un doveroso rilancio economico.

E non mi dispiacerebbe se nel nuovo esecutivo un ruolo di ministro fosse affidato al salernitano Angelo Tofalo, che ha dato un’ottima prova di sé negli anni passati.

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