Anno zero

di Andrea Pellegrino

Rousseau si è espresso e Mazinga nasce. La crisi più pazza della storia, per tempi e modi, si è conclusa con un finale inedito e sul web. Il Movimento 5 Stelle ha deciso e l’accordo con il Partito democratico è realtà. Le ultime manovre di Luigi Di Maio e l’intervento a gamba tesa di Beppe Grillo hanno tracciato la via maestra: governo Conte bis per evitare le urne, salvare i parlamentari e indebolire l’ex alleato Matteo Salvini. Il tutto sotto il vestito buono dell’intesa nata per il “bene dell’Italia” che ha sotterrato in un colpo solo anche la sbandierata discontinuità con il disco verde al premier Giuseppe Conte. 

Alle ore 19,30 circa di martedì 3 settembre il Movimento 5 Stelle ha dato ufficialmente il via al nuovo governo. Con una votazione plebiscitaria sulla piattaforma Rousseau. Il Conte bis diventa realtà e con esso una nuova geografia politica, inedita e dai risultati ancora non troppo chiari. Un governo che apre una nuova stagione e che inesorabilmente dovrà cancellare mesi e mesi di aspri contrasti tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle. Siamo all’anno zero piuttosto che alle soglie della terza Repubblica. Anno zero per quasi tutti i partiti e anche per le coalizioni che verranno. A partire dalle prossime consultazioni elettorali che già immaginano uno scenario inedito in Campania che preoccupa non poco l’attuale governatore Vincenzo De Luca. Il Mazinga nazionale potrebbe portare una coalizione ampia in Campania, con l’unica esclusione di De Luca. Il sì c’è già da de Magistris e da Leu e un’opzione Costa potrebbe convincere anche il Partito democratico.

Cambierà pelle anche il Movimento 5 Stelle con il colpo di grazia che è arrivato proprio da Rousseau. Assetti e leadership subiranno, da qui a breve, l’aggiustamento che consegue da questo terremoto politico ferragostano. Per ora resta ben salda la “conduzione” di Luigi Di Maio.  

Vale lo stesso per il Partito democratico, che già fa i conti con Calenda che quasi ha anticipato una mossa in cantiere da parte di Matteo Renzi che per ora ha l’obiettivo di far nascere il governo, togliersi qualche sassolino dalla scarpa (compreso e soprattutto contro Matteo Salvini) e poi tracciare la nuova linea, dentro o fuori dal Partito democratico. Anche al Nazareno il gioco di correnti si farà sentire, al di là della composizione dell’esecutivo, sui programmi. Restano le divergenze, infatti, su alcuni punti strategici: primo tra tutti il combattuto Reddito di Cittadinanza, bandiera grillina, osteggiato, invece (almeno fino a ieri), dal Partito democratico di Gentiloni, Renzi e Zingaretti. 

In ultimo anche la Lega avrà il suo scossone. La mossa di Matteo Salvini, la tempistica e la fuoruscita dal governo e l’isolamento parlamentare che verrà, farà sicuramente scendere dall’ex carro dei vincitori parecchia gente. Salvo, naturalmente, nuovi colpi di scena. Primo test per il Carroccio saranno le elezioni regionali nel mentre ancora non chiara è la posizione di Silvio Berlusconi, troppo (e stranamente) silenzioso in questa crisi d’agosto. Le ultime settimane, sicuramente, hanno fatto cambiare gran parte delle dinamiche politiche nazionali. La crisi del Papeete è già di diritto nei libri di storia.

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