Capricci e rialzi

di Alessandro Rizzo

Stasera (3 settembre) la piattaforma Rousseau ha dato il suo responso. 115mila iscritti hanno deciso che il Movimento 5 stelle dovrà fare un governo Conte bis col Pd. Una prospettiva che da concreta, anzi, cosa fatta, sembrava da ultimo che stesse sfumando dietro i capricci di Di Maio. Prima i 10 punti che sono diventati 20; poi la garanzia del mantenimento della poltrona di vicepremier; mancava solo la pretesa dell’abolizione dei congiuntivi con legge dello Stato. Ma siamo così sicuri che a spingere Di Maio ad alzare l’asticella sia l’esperienza fatta con la lega, come io stesso scrivevo alcune settimane fa? Francamente non credo. E non credo neppure che a spingerlo a fare questa manfrina sia l’attaccamento alla poltrona. Secondo me è un banalissimo teatrino. Non poteva il Movimento annichilirsi ancora come ha fatto con la lega sicché è stato dato a Di Maio il compito di mostrarsi capriccioso. Un po’ di scena andava fatta e chi meglio dell’inventore del “mandato zero”. La prova di quanto dico (e di quanto in verità affermo da alcuni giorni)? Oggi Di Maio ha confermato di essere pronto a rinunziare alla carica di vicepremier per consentire la formazione dell’esecutivo che salverà l’Italia!

D’altro canto, per quanto alcun credito si possa dare ai leghisti che affermano di aver già tirato per la giacchetta dieci senatori pentastellati, non è comunque così scontato che le maggioranze debbano essere schiaccianti. Calenda ha lasciato il Pd, Grasso ha manifestato disappunto, insomma, i conti vanno fatti e vanno fatti per bene. E perché i conti tornino, le poltrone serviranno tutte, compresa quella di vicepremier. Questo è il dato.

E così oggi i quotidiani parlano di una fantomatica telefonata di Grillo a Di Maio, nella quale il comico (quello dichiarato, il primo) avrebbe detto al secondo che così facendo -sempre il secondo- si sarebbe dovuto assumere la responsabilità del fallimento dell’impresa e bla bla bla sicché Di Maio avrebbe abbassato l’asticella. Questo ci raccontano.

La verità è un’altra: il governo si farà perché conviene a tutti. La Costituzione, come ho già scritto, lo consente. Dovrebbero attivarsi gli altoparlanti per le strade: attenzione! Questo non è un inciucio; ripetiamo, questo non è un inciucio!”. È un governo, nato come nascono gli altri. Ma che lo ripeto a fare se su Facebook ancora leggo post di gente che scrive: “che schifo! Un altro governo non eletto dagli italiani…”. Poi succede che di notte il sangue mi ribolle, mi scorre davanti agli occhi tutto il libro di Diritto Costituzionale, mi appare l’immagine di Temistocle Martines in lacrime che invoca pietà, Sgarbi che grida “capre, capre, capre! Il governo non lo eleggono gli italiani” e mi sveglio madido di sudore.

Spero sia almeno chiaro a tutti il motivo per cui Zingaretti avrebbe preferito andare al voto. Sperava che, distrutto il Movimento, il Pd giocando in difesa potesse affermarsi almeno come seconda forza politica dopo la coalizione di centrodestra capeggiata dalla lega. Ah, non esistono più gli statisti di una volta. Ci avesse pensato un attimo prima di dichiararsi. Avesse parlato con Mattarella prima di esporsi. No, ha voluto palesare il suo desiderio di restituire la parola agli elettori. Paterno Mattarella lo ha fatto ragionare e così Zingaretti ha finito per soffiare linfa vitale sulle spoglie politicamente morienti di Renzi, che pronto come brace sotto la cenere è risorto. Il governo nasce male, ma deve nascere. Deve nascere perché solo così il Pd potrà tornare in sella, il Movimento guidato da Conte potrà provare a recuperare se stesso archiviando Di Maio (che intanto magari non se ne accorgerà neppure) e spedendo in naftalina capitan Mojito, imperatore della repubblica di papeete.

Ma allora l’inciucio (a dalle co’ ‘sto inciucio!) serve solo a far fuori Salvini? Allora ha ragione la Meloni? Ma perché no? Direi. Basterà oscurargli twitter per un po’ e lavorare scientificamente sulla costruzione di un’immagine di Salvini rispondente a quel che in effetti è, una caricatura goffa di un fascista, per poter ottenere la restituzione alla giusta proporzione, che in un paese “normale” non dovrebbe vederlo oltre il 4%. Sì perché in tutta questa confusione, il dato che sfugge a tutti è questo, che è ben possibile che in un paese moderno un partito di destra superi il 15%, purché però si tratti di una destra sociale, quale non è la lega, e il leader ne sia un capo militante e lavoratore, non uno che non ha mai lavorato un giorno in vita sua e che 20 anni fa lottava per la liberalizzazione delle droghe leggere.

Il toto-poltrone? Quello è troppo difficile e davvero non mi va di scivolare così ingenuamente mancando per la prima volta una previsione…

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