Archeologia e teatro a braccetto al Museo della Valle del Sarno

di Luana Izzo*

Il grande pittore Pablo Picasso definiva l’artista come un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno. Tutto è arte e l’arte è vita. Oggi la nostra rubrica ha il piacere di ospitare la dottoressa Serena De Caro, direttrice del museo archeologico nazionale della Valle del Sarno.

Dottoressa De Caro innanzitutto grazie per aver accettato di essere ospite della nostra rubrica. Come nasce il suo legame con l’arte?

«Ringrazio io voi per l’interesse verso il Museo Archeologico Nazionale della Valle del Sarno, che rientra nella Direzione territoriale delle reti museali della Campania, alla cui guida vi è la dottoressa Anna Imponente. L’arte antica, in particolare quella greca e romana, è stata da sempre al centro dei miei interessi e l’archeologia è diventata la mia professione, che oggi svolgo all’interno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali».

Lei è direttrice del museo archeologico nazionale della Valle Del Sarno, vuole parlarcene?

«Certamente. Dalla fine di ottobre dello scorso anno sono il direttore del Museo, uno scrigno prezioso di testimonianze archeologiche recuperate dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno nei comuni dell’Agro Sarnese-Nocerino, in più di cinquanta anni di attività. Il Museo, che nasce nel novembre del 1975, ha dal 2011 sede nel centro storico di Sarno, in uno splendido palazzo gentilizio edificato nel Settecento da una nobile famiglia locale. Un contenitore d’eccezione, dunque, per un contenuto altrettanto prestigioso di reperti databili dal neolitico all’epoca medievale, recuperati nelle tombe, nelle strutture abitative e nelle aree sacre nell’intero Agro Sarnese-Nocerino. Solo una piccola percentuale di reperti è esposta in maniera permanente».

Cosa significa dirigere un museo?

«L’Icom (International Council Of Museums), un’organizzazione internazionale non governativa che ha sede presso l’Unesco, definisce il Museo un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto. Il museo è un luogo, uno spazio fisico, che però per vivere e per crescere ha bisogno di dialogare, di integrarsi e di tessere una rete di legami con il territorio, di cui è espressione e di cui rappresenta la memoria storica. La sua missione è dunque collaborare alla crescita culturale della popolazione, essere il punto di riferimento per le scuole, le università, gli studiosi, le associazioni. Questo è il percorso che segue il Museo della Valle del Sarno, puntando ad ampliare sempre di più l’offerta ai visitatori attraverso mostre ed esposizioni temporanee che raccontano una storia, la nostra storia, per dare la possibilità ai visitatori tutti di ammirare oggetti antichi conservati nei depositi».

Un museo è luogo di incontro fra diverse arti e sopratutto luogo di conoscenza. Quali eventi organizzate durante l’anno?

«Abbiamo in programma presentazioni di libri, incontri con studiosi italiani e stranieri sulla storia e sulle problematiche del territorio, organizziamo laboratori per ragazzi, offriamo gratuitamente la possibilità di visite guidate alle scolaresche e a quanti ne fanno richiesta. Stiamo lavorando per rendere sempre più inclusivo il Museo, in modo da avvicinarlo sempre più anche al pubblico con disabilità. In occasione di alcuni eventi internazionali e nazionali individuati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali prolunghiamo l’orario di apertura e organizziamo manifestazioni, spettacoli teatrali, eventi musicali, mostre fotografiche e di arte contemporanea. Il Museo vuole essere un centro di produzione culturale, in cui i vari aspetti del sapere si incontrano e dialogano tra loro».

A settembre si celebra la giornata europea del patrimonio: di cosa si tratta, quale è il tema quest’anno e cosa avete in programma al museo?

«Le Giornate Europee del Patrimonio, che coincidono con il terzo fine settimana di settembre, quest’anno si terranno sabato 21 e domenica 22 e sono dedicate al tema “Un, due, tre: Arte!”; cultura e intrattenimento, con visite guidate alle collezioni e alle mostre a cura del personale del Museo. In particolare, sabato 21 il Museo sarà aperto fino alle 22.00. Dalle 19.00 gli straordinari attori dell’Officina Teatrale Primomito, che ringrazio per la consueta e incondizionata disponibilità, travolgeranno ed emozioneranno il pubblico con opere di teatro contemporaneo, nella convinzione che tutte le forme artistiche concorrono a formare l’identità culturale e a creare relazioni. L’incontro del Museo con Primomito lo scorso anno è stato del tutto casuale ma è stato amore subito, a prima vista. Tutta la struttura museale è stata coinvolta nella rappresentazione teatrale, sulle gambe degli attori le sale, l’ampia corte, lo scalone monumentale con le sue arcate sono divenute parte di un’unica fantastica scena. L’alta professionalità del regista e degli attori, lo studio e la conoscenza delle correnti teatrali e delle forme di espressione sensoriali contemporanee hanno dato vita ad uno spettacolo che è riuscito a coinvolgere gli spettatori con la nuda pietra dei lastricati e il tintinnare dei metalli antichi a fare da accompagnamento e cassa armonica alle voci impostate sia di giovani che di esperti attori. Chi ha assistito l’anno scorso a questo evento mi ha più volte chiesto di poterlo rivivere, a riprova della sua particolarità e della qualità elevata messa in campo. Vi aspettiamo numerosi anche quest’anno».

*Officina teatrale Primomito

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