Maria Elena, nel cuore dell’Himalaya per curare i bambini del Ladekh

di Erika Noschese

Un lungo viaggio in una terra lontana come può essere il Ladakh, stato federale dell’India dove – oggi più che mai – c’è tanto bisogno di amore e di solidarietà. Ed è stata proprio questa la missione dell’Andi, l’Associazione nazionale dentisti italiani che – nel mese di luglio – ha portato in terre così povere amore, prevenzione e cura. Tra i dentisti italiani che hanno preso parte a questo lungo viaggio anche la salernitana Maria Elena Naimoli. La loro mission era semplice ma ricca di solidarietà e di volontariato: mettere il loro lavoro a disposizione dei più piccoli. Sì, perché i volontari italiani non si sono limitati solo a curare i bambini ma hanno scelto di portare nelle scuole anche la prevenzione. Così ha avuto inizio il loro lungo viaggio, conclusosi solo poche settimane fa.

Maria Elena, perché hai scelto di intraprendere questo viaggio?

«La mia passione per il volontariato mi ha avvicinata a questa forte esperienza, a questo progetto. La mia voglia di viaggiare e di scoprire nuove realtà, nuovi volti, nuove difficoltà, mi hanno spinta tra le catene montuose dell’Himalaya. Il Ladakh non è una meta di viaggio che si sceglie sfogliando una rivista; è una terra difficile, remota, nel nord dell’India tra il confine pakistano e quello cinese. Trovarsi ad un’altitudine variabile tra i 3500 e 5500 metri è letteralmente un’esperienza per cuori forti».

Qual è stata secondo te l’esperienza più significativa?
«Scoprire lo stile di vita di persone con culture molto diverse dalle nostre, con rigorose tradizioni, è stato sicuramente motivo di grande stupore e interesse sociale, culturale e umano. Regalare un sorriso a un bambino, al di là dell’assistenza medica, è stata una sensazione unica e insuperabile, che porterò per sempre sulla mia pelle e nel mio cuore».

Cosa significa per te poter coniugare passione e lavoro e metterli al servizio di persone provenienti da terre così povere?

«Sento già la mancanza di quel posto magico che con i suoi colori, i suoi odori, e le sue alchemiche diversità, mi ha dato l’opportunità di sfruttare la mia passione per il volontariato e utilizzarla come strumento per aiutare il prossimo. Quando ho deciso di intraprendere questa professione, durante la mia laurea, nel momento del giuramento, è stato forte il desiderio di mettere al servizio del prossimo le mie attitudini e competenze professionali. Ragion per cui, questa esperienza, questo progetto, mi ha concesso l’opportunità di poter donare me stessa agli altri».

Perché hai scelto di aderire a questa associazione?

«Sono venuta a conoscenza dell’associazione grazie a mio padre, il dottor Gianvito Naimoli, già consigliere e attualmente revisore dei conti dell’Andi di cui, attualmente, è presidente provinciale di Salerno è il dottor Gaetano Ciancio e quello della regione Campania è il dottor Enrico Indelli. Fondazione Andi onlus, invece, è il braccio solidale di Andi che, nel 2005, è stata fortemente voluta per dare concretezza alla volontà di molti colleghi da tempo già impegnati nel volontariato. Fondazione Andi,  il cui presidente è il dottor Evangelista Giovanni Mancini, concentra le sue attività in tre ambiti principali: progetti nel sociale, attività di sensibilizzazione verso la popolazione su alcune patologie del cavo orale e per la diffusione di una cultura della prevenzione e dell’igiene della bocca, progetti di cooperazione internazionale in paesi a basso e medio reddito. Così, quando ho avuto modo di conoscere le attività di Fondazione Andi, ho subito abbracciato e condiviso la sua volontà di promuovere progresso, generare cultura e solidarietà per accrescere la salute orale e generale di tutti e, in particolare di quelle persone che, in condizioni di disagio fisico, economico e sociale non hanno riescono a trovare accesso a cure odontoiatriche adeguate».

Come spiegheresti l’importanza di viaggi così?

«Il progetto Ladakh, che dura ormai da 10 anni ed è stato ideato e sviluppato esclusivamente da dentisti volontari, è basato sulla solidarietà, sulla professionalità, sulla serietà ma soprattutto sul confronto tra essere umani. È incentrato sulla prevenzione e cura delle malattie del cavo orale della popolazione della valle dello Zanskar e ogni anno vede avvicendarsi odontoiatri volontari che lavorano in un ambulatorio creato in un piccolo ospedale voluto ed inaugurato nel 2017 dal Dalai Lama in persona. Mischiarci a quel popolo ci ha insegnato che la condivisone, la gratitudine e il confronto sono gli ingredienti principali per una ricetta perfetta: quella dell’uguaglianza. Ci ha fatto capire che facciamo parte tutti dello stesso mondo e che siamo un’unica cosa preziosa. Non basta un viaggio per colmare tutte le difficoltà di quei paesi precari ma posso affermare, con convinzione, quanto sia importante il sostegno e la dedizione in prima persona per tali esigenze».

Hai in programma altri viaggi?

«Viaggiare e potersi dedicare agli altri è sicuramente un’esperienza imparagonabile. Dopo questo viaggio in Ladakh, è forte la voglia di intraprendere al più presto tante altre avventure a sostegno di quei paesi con forti criticità. Per questo motivo è già in programma, per la prossima estate, una missione umanitaria in Guatemala sempre con Fondazione Andi. Non c’è uno schema preciso da seguire per raggiungere la felicità, ma sono sicura che la si può conquistare aiutando gli altri».

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