Bipolarismo imperfetto

di Alessandro Rizzo

Con 343 sì e 263 no il governo “Conte bis” incassa la fiducia alla Camera. Contemporaneamente un numero imprecisato di manifestanti scende in piazza a Roma per chiedere nuove elezioni. Sembra che la politica italiana abbia abdicato quella tendenza centrista tanto rassicurante, tanto strategica per attrarre a sé anche chi non è proprio del tutto “allineato” ad un colore politico. Adesso abbiamo una destra, non più un centro-destra, che dovrà evidentemente riposizionarsi anche a livello europeo. Dall’altra parte un coacervo che non è sinistra, ma forse non è neanche centro-sinistra, se si tiene conto della critica più aspra mossa a Renzi, che è quella di essere troppo a favore del “signoraggio” e delle lobby dei poteri forti. Unito -strano a credersi- a quello che oggi è a tutti gli effetti un partito, anche se nato proprio come Movimento anti-lobby.

Proviamo ad analizzare i due fenomeni. Destra in piazza, saluto romano d’ordinanza ad invocare le elezioni. Un inneggio alla democrazia alquanto insolito. Un’offesa alla Costituzione piuttosto incoerente, specie da parte dei leghisti, che il governo l’hanno fatto cadere. Ed anche da parte di chi non un secolo fa, ma pochi anni fa, col Pd ci ha fatto un governo nato dal patto del nazareno.

Sinistra al governo. Insomma, sinistra è parola grossa. I principali contestatori e i principali contestati insieme, nel tentativo di recuperare le riforme. Per inciso, cosa penso della riduzione del numero dei parlamentari? Che è una follia; che porterà un risparmio ridicolo, che verrebbe divorato dal costo delle elezioni, se si dovessero tenere; che a fronte dell’aumentato numero di cittadini italiani rispetto agli anni ’40, il numero di parlamentari forse dovrebbe aumentare per garantire una rappresentatività più adeguata.

Insomma, ma allora questo sembrerebbe proprio un governo anti-destra. Per quanto io non sia incline a ritenere che possa esistere un “governo contro” qualcosa, neppure però riesco ad escludere che il sentimento anti-destra sia stato un buon collante tra forze così disomogenee. Tanto che mi ha colpito molto l’affermazione della compagna di Di Maio, Virginia Saba, “questo sarà il governo del garbo” perché “c’è una stagione per ogni cosa”. In pratica, la stagione dei “vaffa” è finita.

È emblematico che in questo nuovo clima si sia iniziato a ragionare di come “inertizzare” il decreto Salvini sull’immigrazione. Sembra una sfregio, ma non lo è. In realtà è una presa d’atto. Con un leggero disallineamento sui tempi (il PD vorrebbe lavorarci subito, il Movimento l’ha messo in agenda per gennaio), il governo prenderà spunto dalle obiezioni di Mattarella e dalle prime pronunce giurisprudenziali per rendere vani gli effetti di un decreto ritenuto disumano anche dal cestista spagnolo Gasol, volontario sulla Open Arms. La strategia è aggiungere al danno (per Salvini) anche la beffa: andare in Europa a ridiscutere il trattato di Berlino e a ridefinire le politiche di accoglienza così da avere certezza della giusta ridistribuzione degli immigrati tra tutti gli Stati comunitari. In pratica, ciò che Salvini avrebbe dovuto fare e non ha fatto.

Ma chi guarda a questo strampalato governo con curiosità non può che nutrire speranze perché si metta mano a temi seri e concreti quali il lavoro, l’economia, l’alleggerimento della pressione fiscale e soprattutto la riforma della giustizia, cui andrebbe affiancata una seria politica di protezione della Donna. In questi giorni abbiamo assistito a cose inaccettabili. L’uccisione di Elisa Pomarelli e gli scellerati titoli de “il Giornale”, lo stupro di Ragusa sono i sintomi di una società malata su cui la politica deve intervenire. Le riforme saranno necessarie per cambiare e migliorare la cultura delle persone. Se può interessare, la giustizia non la toccherei poi tanto, giusto per evitare ulteriori disastri. La crisi del sistema giudiziario potrebbe essere risolta da una sana iniezione di magistrati di ruolo preparati e competenti e da una continua valutazione degli stessi durante tutta la carriera.

Invece, questi teatrini cui stiamo assistendo, da una parte e dall’altra, le offese alla Bellanova (come se non avessimo avuto Bussetti e la fedeli al Miur, tanto per essere bipartisan), i cartelli “tornate al Papeete” sventolati alla Camera, Salvini che continua a baciare il Rosario, sono il quadro di un’Italia in decadenza; di un’Italia il cui bello sta per essere svenduto, come la collezione di quadri di Callisto Tanzi, che sta per andare all’asta senza che alcun telegiornale ne parli e, peggio ancora, che nessun museo accenni a volerseli accaparrare.

Che Dio ci aiuti.

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