Dai, facciamoci un selfie!

di Pippo Della Corte

I selfie, ovvero gli autoscatti da pubblicare sui social media (Facebook, Instagram e Twitter), rappresentano ormai una costante delle abitudini della gran parte dei cittadini. Sicuramente coinvolgono milioni di millenials, i ragazzi nati negli anni duemila, sebbene ne siano molto affascinati anche gli adulti.

Lo scopo è condividere con gli altri i propri momenti di vita, prassi che nel giro di poco tempo è diventata abuso compulsivo tanto da spingere psicologi e psichiatri ad interrogarsi su comportamenti che hanno il sapore amaro di una vera patologia. Le insicurezze individuali vengono in tal modo idealmente compensate e colmate grazie all’approvazione telematica degli amici virtuali che con il proprio like conferiscono ai selfie il presunto riconoscimento sociale cercato.

In mostra viene messo il volto, il corpo, l’abbigliamento. La narrazione quotidiana, o parte di essa, trova così sfogo liberatorio grazie agli autoscatti da postare in rete. Le istantanee, un tempo non troppo lontano, erano invece relegate alla sfera privata al massimo venivano mostrate a parenti e ad amici (quelli veri in carne ed ossa). Il mutamento avvenuto rappresenta un cambio di prospettiva che conferisce alla foto un significato che va ben oltre lo scatto del momento.

Il narcisismo estremo trova sbocco esponenziale nella foto fatta grazie agli smartphone, piccoli computers tuttofare a diffusione mondiale: spesso dove non c’è il cibo ci sono i cellulari, paradosso brutale dei nostri giorni. I selfie raccontano viaggi, incontri, amicizie, cene conviviali rituali consolidati attraverso cui tanti amano far sapere agli altri della propria esistenza rinunciando volontariamente alla privacy spesso ad alta voce invocata.

Fotografarsi per ottenere molti like contagia anche il ceto politico che per allinearsi alla comunicazione contemporanea ha ceduto a questa pratica che può nascondere elementi ossessivi, sfociando anche nel ridicolo. I protagonisti delle istituzioni hanno mostrato il fianco alla moda pensando di riuscire a creare un collegamento umorale e sentimentale con il popolo, la gente, gli utilizzitaori dei social network. Una diffusione impropria dei selfie può causare, però, un cortocircuito tanto da ottenere effetti opposti e contrari a quanto sperato.

Insomma, chi eccede con i selfie e i videoselfie può andare incontro a spiacevoli sorprese visto che le immagini vengono poi puntualmente postate sui social, quindi guardate e condivise da milioni di utenti. E’ la necessità dell’apprezzamento e del consenso che nel volgere di un decennio ha spinto il mondo variopinto della politica nazionale alla costante ricerca di un gradimento capace di conferirle la necessaria legittimazione pensando che i like siano surrogati sostitutivi del voto espresso nel segreto dell’urna. Un errore di valutazione a cui spesso vanno incontro coloro che spinti dall’impulsività dimenticano dinamiche ben più articolate e complesse appartenenti al mondo reale.

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