San Fortunato e Gonfalone: Lucio tra fede e Palazzo di Città

di Marta Naddei

Le sue spalle e le sue braccia, per quasi 40 anni, hanno sorretto il peso di due simboli della città di Salerno: il Gonfalone del Comune e la statua di San Fortunato. Due elementi caratterizzanti di quella che, in molti, definiscono la “salernitanità” e ai quali, in tanti, collegano subito un volto: quello di Lucio Figliolia. Ogni mattina è lì, al suo posto al secondo piano di Palazzo di città, a “sorvegliare” e ad accogliere: una chiacchiera, un saluto, uno scambio di battute sul calcio.

Cinquantanove anni, ha speso più di metà della sua vita tra Palazzo Guerra e i vicoli del Centro storico, soprattutto durante le processioni. Sabato 21 settembre sarà di nuovo lì, laddove sarà anche suo figlio Manuel, destinato a raccogliere il testimone di “portatore”: a sorreggere e condurre lungo i vicoli della Salerno vecchia l’effigie sacra di Fortunato, insieme ai compagni di paranza.

«Da 38 anni sono un portatore: lo faccio con profonda fede ed è, per me, motivo di grande orgoglio» – spiega Figliolia a pochi giorni dall’ennesima celebrazione in onore di San Matteo vissuta in prima linea. «Ci tengo molto – racconta con il solito entusiasmo – e ogni volta che torno a casa dalla processione sono soddisfatto, perché è una cosa che mi piace fare. Portare i santi è una cosa seria, si tratta di essere protagonisti di una cosa bella per Salerno».

Tanto passato ma anche lo sguardo rivolto al futuro, per Lucio: «Quando la salute non mi assisterà più, tra qualche anno, mio figlio Manuel sarà pronto a raccogliere, in maniera piena e definitiva, il testimone di portatore dalle mie mani».

Quasi un quarantennio nel corso del quale Lucio Figliolia ha vissuto tutti i momenti più rappresentativi della festa per San Matteo, compresi quelli negativi che hanno caratterizzato, in particolar modo, il 2014. Lui era lì, proprio quando, in città, le celebrazioni religiose si trasformarono in una sorta di guerriglia. «Non mi sono mai sentito coinvolto in quella querelle. Ritengo che la colpa non sia stata né dell’una né dell’altra parte; a mio avviso, sarebbe bastato semplicemente un po’ di dialogo in più e avremmo evitato tutto quello che, purtroppo, è passato tristemente alla storia».

Quella del 2019 sarà la prima processione di San Matteo con il nuovo arcivescovo Andrea Bellandi: «Credo che bene abbia fatto – racconta ancora il portatore di San Fortunato – il nuovo arcivescovo a lasciare le cose così come stanno; quando prenderà più “confidenza” con Salerno sono certo che saprà fare le sue valutazioni anche in merito alle celebrazioni del Santo patrono».

Lucio Figliolia, però, non è solo uno degli uomini simbolo delle paranze dei portatori dei santi ma anche del Comune di Salerno. Per anni, infatti, è stato presente a tutte le manifestazioni ufficiali alle quali ha preso parte l’amministrazione cittadina, con o senza i suoi rappresentati istituzionali. Lui era lì, con il Gonfalone della città di Salerno, con l’immagine di San Matteo e i suoi inconfondibili colori. Da qualche tempo, il compito è passato al suo collega Franco. Nei suoi quasi 40 anni di servizio a Palazzo di Città, Figliolia ha conosciuto tutti coloro che hanno fatto, ognuno a proprio modo, la storia di Salerno.

«Ho portato il Gonfalone in lungo e in largo per l’Italia» – ricorda Figliolia - «Da papa Giovanni Paolo II alla Marcia della pace di Perugia passando per il Campidoglio e il Quirinale. Con il nostro Gonfalone, però, abbiamo preso parte anche a eventi dolorosi come, ad esempio, le esequie dei 19 anziani che morirono tragicamente in una casa di ricovero a San Gregorio Magno». La sua lunga esperienza nei corridoi di Palazzo Guerra gli ha consentito di vivere fianco a fianco con i sindaci che si sono succeduti nel corso degli anni: Michele Scozia, Bruno Ravera, Ennio D’Aniello, Aniello Salzano, Vincenzo Giordano, Mario De Biase, Vincenzo De Luca e, oggi, Enzo Napoli.

«Li ho visti e vissuti tutti: persone e personaggi che, in un modo o nell’altro, hanno caratterizzato Salerno e la sua vita. Il più “impressionante”? Indubbiamente Vincenzo De Luca, anche perché è colui che ha avuto la più lunga esperienza di primo cittadino. Nelle mie vesti, l’ho seguito ovunque, a ogni inaugurazione. Sono stato suo commesso personale. Insomma, c’è stato un rapporto lavorativo differente e più marcato rispetto a coloro che lo hanno preceduto e che gli sono succeduti».

In quasi otto lustri, Figliolia, ha avuto modo anche di notare i cambiamenti nella “Casa del cittadino”: mutamenti che, però, sono maggiormente visibili nel diverso approccio delle amministrazioni e non della cittadinanza alla vita di Salerno: «Con il tempo, ho notato un generale rilassamento della macchina amministrativa mentre l’andirivieni di cittadini è, più o meno, sempre uguale. Tutti vogliono che i loro rappresentanti siano presenti e affrontino i problemi della città» – ammette Figliolia, l’uomo simbolo che porta sulle spalle i simboli di una intera città.

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