Il monte Saretto incendiato “per gioco”: i sei giovanissimi della banda del rogo

di Marta Naddei

Le fiamme che avvolgono il Saretto. Il fumo che piomba su Sarno. I cittadini costretti a lasciare le proprie case, con ancora nella mente gli attimi drammatici del 5 maggio 1998. Quello di venerdì scorso non è stato un fenomeno naturale.

Quello di venerdì scorso è stato un incendio doloso: una “bravata”, l’avrebbero definita gli autori stessi. Una “bravata”, uno “scherzo” andato oltre, di un gruppo di giovanissimi del posto, cinque minorenni e un maggiorenne, che ha costretto 200 persone ad abbandonare le abitazioni perché lambite dalle fiamme. Il 90% della pineta è andato distrutto, così come la storica chiesetta che si trovava sulla collina sarnese.

Le scene che arrivavano dal comune dell’Agro-nocerino-sarnese, nella notte tra venerdì e sabato, sembravano provenire dal set di uno di quei film apocalittici di produzione statunitense: invece no. Roberto Robustelli, attuale vicesindaco e assessore all’ambiente, nonché sopravvissuto all’alluvione di 21 anni fa, è stato il primo, dalla sua stanza in Comune, ad accorgersi che qualcosa non andava: è stato lui a dare l’allarme e a mettere in moto l’imponente macchina dei soccorsi che ha poi alacremente lavorato tutta la notte e nella giornata di sabato per domare le fiamme e dare accoglienza e sistemazione agli sfollati.

Per spegnere le fiamme sono stati utilizzati tre elicotteri dei vigili del fuoco, un canadair e otto mezzi della protezione civile e sette autobotti, di cui quattro giunte da Napoli. Centinaia di volontari sono poi giunti da tutti i comuni delle province vicine, segno, questo, «del fatto che Sarno, da quel 1998, è rimasto nel cuore di tutti» – come ha sottolineato Robustelli.

Che si trattasse di un incendio di natura dolosa non vi è stato alcun dubbio sin da subito, come confermato dalle parole dello stesso sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora, che ha ricordato come quella del Saretto sia «una zona rossa», nella quale «non ci sono pascoli» e che «non è neppure edificabile».

Insomma, elementi che facessero pensare a un incidente non ce ne sono mai stati e la matrice è stata subito chiara. Ad avallare la tesi, ci sono state anche due circostanze “particolari”: il forte vento che ha caratterizzato la giornata di venerdì scorso e la mancanza d’acqua in zona.

Sull’accaduto sono al lavoro il pubblico ministero della Procura del Tribunale per i minorenni, Angelo Frattini, e il pm della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, Anna Chiara Fasano. I ragazzi presunti responsabili del rogo sono stati individuati già nel pomeriggio di sabato grazie alle registrazioni delle telecamere del sistema di videosorveglianza. Le successive perquisizioni e le dichiarazioni degli stessi ragazzi hanno poi contribuito a delineare il quadro: in una delle abitazioni dei giovani, i carabinieri della Compagnia di Nocera Inferiore avrebbero rinvenuto anche degli abiti recanti segni di bruciature. Sarebbe stato il più giovane della banda, un sedicenne, a fare le prime ammissioni dinanzi agli inquirenti.

I ragazzi, al momento, sono indagati per incendio boschivo ma la prosecuzione delle indagini potrebbe portare con sé anche l’accusa di disastro ambientale, con conseguenze che potrebbero, dunque, andare oltre la denuncia. «Chi ha distrutto la nostra terra per uno scherzo – ha detto Canfora – merita di essere identificato, giudicato e condannato nella sua singola responsabilità. Confidiamo nella giustizia alla quale chiediamo pene severissime, esemplari, senza sconti, nella piena consapevolezza del grave crimine commesso». A fiamme spente, resta lo scheletro della collina del Saretto ma, soprattutto, resta lo spettro dell’aggravarsi del rischio idrogeologico in una terra già provata. Tant’è che il primo cittadino ha già annunciato l’intenzione di chiedere lo stato di calamità naturale e il contestuale accesso ai fondi per la messa in sicurezza del costone. A

tal proposito, inoltre, Canfora avrebbe già chiesto a Prefettura di Salerno e Regione Campania un sopralluogo per verificare lo stato del monte Saretto. Della faccenda si è interessato anche il ministro all’Ambiente, Sergio Costa, per il quale si è trattato di «un atto di estrema criminalità e come tale va trattato. Questi ragazzi devono pagare per quello che hanno fatto all’ambiente e a tutti i cittadini che hanno vissuto ore di terrore per colpa loro. Volevano passare il tempo, poi il “gioco” è sfuggito di mano. Ora sono accusati di incendio boschivo e forse anche di disastro ambientale».

«Ci sono tanti ragazzi – ha detto Costa – che proprio in questi giorni sono in piazza per difendere l’ambiente e tantissimi volontari impegnati quotidianamente. Questi giovani indagati prendano esempio da quanti si impegnano in prima persona per il Paese e per il Pianeta. Sarebbe giusto che, accanto alla giusta pena per questo gravissimo reato, ci fosse un percorso di rieducazione ai valori dell’ambiente e dei beni comuni».

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