Cercasi prof disperatamente

di Pippo Della Corte

Cercasi insegnanti disperatamente. Sembra essere questa l’istantanea dell’universo scuola a leggere i dati snocciolati dai sindacati di categoria all’inizio dell’anno scolastico da poco avviato. Numeri allarmanti che, di anno in anno, evidenziano un cortocircuito in un settore vitale per la crescita non solo educativa ma anche civile del Paese. A quanto pare mancano all’appello migliaia di professori, nonostante siano tantissimi coloro che, invece, da anni attendono di poter sedere in cattedra.

Un paradosso italiano che si trascina da lunghissimo tempo e che pare non sia stato affrontato e risolto con compiutezza nonostante le varie e talvolta fantasiose riforme che hanno interessato il comparto. Ogni nuovo governo ne ha partorita una, gli esiti però sembrano essere stati più o meno sempre gli stessi. Secondo alcune stime, si sarebbe tornati ai livelli degli anni Sessanta quando, per far fronte al crescente numero di studenti e alla scolarizzazione di massa, vennero assunti a titolo definitivo tantissimi diplomati e laureati. Cattedre vuote in particolare in alcune regioni del Nord, dove è forte il bisogno di docenti. Molti i posti vacanti che attendono di essere coperti.

Dal sostegno, alle superiori, dalle elementari, alle medie. A pesare non solo i numerosi pensionamenti, comunque prevedibili, ma una cattivo raccordo tra domanda e offerta figlia di una scarsa programmazione ministeriale e di un sistema complesso ormai sclerotizzato che non pare avere eguali in Europa: i docenti sono quasi tutti meridionali, mentre la carenza di organico si registra prevalentemente dall’Arno a salire.

Uno squilibrio frutto di politiche miopi considerato che i giovani del Sud affollano le università, mentre i settentrionali preferiscono il mondo del lavoro e dell’impresa sin da subito. Da qui un forte sbilanciamento che racconta di una problematica irrisolta tanto da dover far leva sui numerosissimi ‘terza fascia’, ovvero laureati ma senza abilitazione. Un esercito silenzioso e laborioso che ogni anno garantisce il regolare funzionamento delle attività didattiche. Supplenti che vanno a colmare i buchi lì dove è necessario: in una grande città come in uno sperduto paesino di montagna.

Una marea umana che vive di insegnamento, snervante pendolarismo e precariato visto che si tratta di incarichi annuali, pertanto rinnovabili di volta in volta a seconda delle necessità. Aumentano quindi le tantissime domande per la messa a disposizione termine che tradotto dal burocratese significa manifestare la propria disponibilità ad insegnare lì dove occorre pur in assenza del titolo abilitante. Il diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione, in assenza di un riordino utile a garantire positive risposte, rischia di indebolirsi progressivamente. E’ la politica, al di là dei colori e degli schieramenti, che è deputata a trovare una soluzione praticabile ad una questione emergenziale che con il trascorrere dei lustri è giunta al limite della sopportabilità.

Insomma, è caccia aperta ai professori divenuti a quanto pare merce rara, anzi molto rara. Chi lo avrebbe mai detto? 

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