Elvira Notari, la prima regista del cinema italiano

di Michele Di Popolo

Il suo nome significa cinema. Quello di Elvira Notari, cognome acquisito dopo il matrimonio con il fotografo Nicola, è entrato di diritto nella storia della cinematografia tanto italiano quanto mondiale. E’ stata la prima donna, in Italia, a diventare regista cinematografica. Elvira Notari, però, non è stata solo questo: è stata attrice, sceneggiatrice, produttrice e anche distributrice.

Elvira Coda nasce a Salerno il 10 febbraio 1875, frequenta la scuola normale femminile prima di trasferirsi a Napoli con la famiglia, lavorando come modista. Quello con Nicola Notari, di fatto, è un incontro che le cambia la vita sotto ogni punto di vista: i due si sposano il 25 agosto 1902. Elvira e Nicola hanno tre figli: Edoardo, Dora e Maria. Ben presto i Notari passano alla produzione di film: tante le produzioni pionieristiche, gli esperimenti, le case cinematografiche in una Napoli ricca di fermenti e stimoli in questo campo.

La casa di produzione Films Dora (poi diventata Dora Film), messa in piedi insieme al consorte, rappresenta uno dei punti di riferimento della sua vita a partire dall’anno di fondazione: nel 1909 creano un laboratorio di stampa titolatura e coloritura delle pellicole, la “Dora Film Fabbrica di film per cinematografi e films parlanti”. In poco tempo, la Dora Film si trasforma in casa di produzione diventando una delle più famose compagnie di Napoli, tra le capitali del cinema in Europa.

In quasi tutti i film, Elvira fa recitare il figlio Edoardo che, con lo pseudonimo di Gennariello, diventa uno dei personaggi centrali delle sue sceneggiature. Convoca giovanissimi attori che diventeranno attori di successo, come Tina Pica e Carlo Pisacane. Ai suoi film partecipano anche popolani, gente presa dalla strada. La Notari è caparbia, la chiameranno in famiglia “la marescialla”; è autoritaria e non si arrende di fronte a nessun ostacolo. Dai suoi attori pretende una recitazione senza eccessi, moderna rispetto ai gusti dell’epoca. “Carmela la pazza”, “Figlio del reggimento, Carmela, la sartina di Montesanto”, “La Medea di Portamedina”, “Gennariello, il figlio del galeotto”, sono alcuni dei titoli dei circa 60 lungometraggi che realizzò insieme ad un centinaio di cortometraggi. Di tutta la produzione della Notari oggi restano tre film conservati nella Cineteca nazionale di Roma: “È piccerella” , ‘A santanotte”, “Fantasia ‘e surdate”.

Gli scenari che ritrae sono quelli della Napoli dei bassifondi, delle case dei pescatori, degli scugnizzi, il dramma di chi non ha niente. Tanto “È piccirella” ‒ melodramma che ruota attorno a una donna fatale ‒ e “’A santanotte”, entrambi realizzati nel 1922, furono distribuiti negli Stati uniti d’America, ottenendo un ampio successo di pubblico.

Naturale conseguenza dell’ottimo impatto sugli spettatori d’Oltreoceano fu l’avvio dell’attività americana della casa di produzione: nel 1925, la Dora Film sbarca anche negli Stati Uniti e i film di Elvira Notari – poco amati dalla critica e della cultura ufficiale a causa del forte realismo e dei tratti quasi scabrosi – hanno un enorme successo commerciale, non più, dunque, solo nelle città del Sud Italia, ma anche nella lontana America, dove riescono a raggiungere la vasta fetta di immigrati presente. Elvira Notari si ritira nel 1930: una decisione con la quale fa il paio quella del marito Nicola di trasformare la Dora Film in una casa di distribuzione. I Notari fanno rientro in Campania nel 1940, precisamente a Cava de’ Tirreni dove Elvira muore il 17 giugno 1946.

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