«Sentenza storica. Cappato e Dj Fabo paladini della civiltà»

di Erika Noschese

«È una decisione storica». Così Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni – che da anni lotta per i diritti costituzionali violati, per l’eutanasia legale e per il suicidio assistito – commenta la sentenza della Corte costituzionale sul caso Marco Cappato che ha rischiato fino a 12 anni di carcere per aver aiutato Dj Fabo a morire in Svizzera, tramite il suicidio assistito, una pratica ancora oggi illegale in Italia.

Filomena, una sentenza storica della Corte di Cassazione…

«È una decisione storica importante ma bisogna aspettare le motivazioni per entrare nel dettaglio. Attualmente, aiutare una persona a porre fine alle proprie sofferenze è un reato. Reato per cui Marco Cappato rischia il carcere fino a 12 anni. Questa decisione, intanto, inizia a fare chiarezza perché il reato di riferimento è stato scritto negli anni ’30, appartiene al codice Rocco e non tiene presente le tutele previste dalla Carta Costituzionale. Noi, nella difesa di Cappato e come associazione Luca Coscioni, abbiamo chiesto che il reato di istigazione e di aiuto al suicidio deve rimanere tale perché nessuno deve essere istigato o aiutato al suicidio e questo serve per la protezione dei soggetti più fragili. Cosa, questa, che ha fatto la stessa Corte Costituzionale perché con l’ordinanza 207, uscita lo scorso anno, ha rivitalizzato la portata dell’articolo 580 del codice penale. Dall’altro lato, però, bisogna tenere presente che in quei casi in cui vi è una persona con una patologia irreversibile, alle prese con gravi sofferenze, capace di autodeterminarsi e fare delle scelte in merito alle terapie e, dunque, anche in merito alla scelta di porre fine ai propri dolori, chi decide di aiutare non deve incappare nel reato disciplinato dall’articolo 580. Oggi nel nostro Paese, in base alla legge sul testamento biologico, è possibile rifiutare le cure, accedere ad un percorso di cure palliative, sedazione profonda ma non è possibile chiedere un farmaco letale perché è reato. Con la sentenza della Corte Costituzionale inizia a prospettarsi un panorama, in materie di scelte di fine vita, che è diverso».

Bisogna però fare una distinzione importante: la sentenza vale per il suicidio assistito e non per l’eutanasia, ancora illegale nel nostro Paese. Sul suicidio assistito, come diceva lei, questa sentenza apre nuovi scenari. Una piccola vittoria per l’associazione Luca Coscioni…

«Senza la disobbedienza civile di Marco Cappato, noi non saremmo arrivati a questo punto, senza il coraggio di Fabiano. Sono protagonisti di battaglie di civiltà, persone che fanno conoscere il loro amore per la vita ma anche il loro dolore. Fabiano avrebbe potuto chiedere di accedere alle cure palliative con la sedazione profonda e per giorni rimanere in uno stato di sedazione fin quando non sarebbe tutto finito ma riteneva quella condizione particolare ancor più una sofferenza per sé e per i suoi cari. Lui voleva assumere un farmaco, addormentarsi e non svegliarsi più».

Anche a Salerno si sta aprendo il dibattito sul tema del fine vita. Quanto è importante, secondo lei, puntare l’attenzione anche per smuovere le coscienze non solo di comuni cittadini ma anche di appartenenti al mondo politico?

«È importante fare corretta informazione perché ancora oggi ci sono persone che non sanno che si può fare il testamento biologico il quale da un lato ti consente di rifiutare dei trattamenti ma dall’altro consente di chiedere che i trattamenti continuino fino a quando è necessario, tutelando entrambe le parti. Il mondo della politica dovrebbe capire che i diritti fondamentali delle persone, in un Paese come il nostro, danno anche speranza per il futuro».

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