Eleonora Barbapiccola, la filosofa cartesiana che ruppe gli schemi

di Michele Di Popolo

Giuseppa Eleonora Barbapiccola nacque a Salerno, presumibilmente, nel 1702. Non ci sono pervenute molte notizie sulla sua infanzia e riguardo alle origini dei suoi genitori. La fama di Eleonora Barbapiccola è legata alla traduzione che fece dei Principia Philosophiae di Cartesio. La sua opera non fu soltanto una traduzione di alto livello, bensì un manifesto dei diritti delle donne all’educazione e all’istruzione.

Eleonora coltivò la passione per il disegno e le scienze; nella prefazione alla traduzione dei Principia scriveva: «Io cominciai a coltivare le scienze. Fra queste ultime io studiai la filosofia perché la sua parte morale ci rende civili, la metafisica perché ci illumina, e la fisica perché ci informa della bella e stupefacente architettura di questo grande palazzo del mondo che Dio ci ha dato come casa. Io sentii dire che la filosofia cartesiana era fondata su solido ragionamento ed esperienze certe, che procedeva con un metodo chiaro facendo derivare una cosa dalle altre […]. Per queste ragioni, io fui più incline a questa filosofia che a ogni altra».

Cercando di superare la tradizionale educazione femminile fino ad allora formata da catechismo, cucito, canto e danza, Eleonora si ripromise di impartire alle donne il metodo chiaro e coerente della filosofia cartesiana. Nella sua prefazione confessò che la scelta di tradurre i Principia era stata determinata dal voler condividere l’opera soprattutto con le donne, le quali sono più adatte alla filosofia degli uomini, come lo stesso Cartesio affermava.

Del resto, lei stessa, ispirandosi a donne illustri dell’antichità e ad altre a lei più vicine nel tempo, sosteneva che la debolezza intellettuale delle donne era dovuta non certo alla natura, ma a una cattiva educazione. La notorietà acquisita come traduttrice le aprì le porte del salotto intellettuale di Giovan Battista Vico, di cui divenne assidua frequentatrice. Fu intima amica di Luisa Vico, figlia del filosofo, alla quale nel 1731, Eleonora dedicò un sonetto, venendone poi ricambiata. La versione di Barbapiccola dei Principi della filosofia riscosse quindi molto successo e la stessa scrittrice venne lodata per la sua opera da Gherardo De Angelis, che per lei scrisse un sonetto e la paragonò alla greca Aspasia di Mileto. La data della sua morte non è nota con certezza, si presume sia morta a Napoli intorno al 1740.

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