Grandi inganni e ministri inesperti

di Alessandro Rizzo

Vedo tanto sostegno ai curdi in questi giorni, tutti contro Trump che ha deciso dalla sera alla mattina di abbandonare a se stesso il popolo che costituisce l’unico baluardo mediorientale alla diffusione terroristica.

La geopolitica non è il mio campo, ma la cosa mi ha incuriosito molto. Soprattutto mi ha incuriosito il fatto che il ritiro delle truppe voluto da Trump abbia causato la reazione dell’appoggio siriano ai curdi contro la Turchia. Eppure, in un divario lacerante tra informazione e controinformazione, in più occasioni mi è capitato di leggere che la Siria, o meglio Assad, fosse in realtà un governo inviso agli Stati Uniti. Dunque, mi sono chiesto, come mai la Siria ha deciso di fornire appoggio ai curdi contro la Turchia, dopo che i curdi stessi sono stati abbandonati da Trump, del quale erano “amici” fino a pochi giorni prima e con cui la Siria non può dirsi sia stata in rapporti distesi? Sicché ne ho dedotto che la Siria, in realtà, sta intervenendo a difesa del proprio territorio. In buona sostanza i curdi occupano -legittimamente beninteso- un esteso territorio a nord della Siria e fino all’altro ieri hanno goduto dell’appoggio degli Usa contro i terroristi.

Ora, in uno scacchiere che vede dapprima i curdi occupare il nord della Siria e combattere con l’aiuto Usa il terrorismo fondamentalista islamico, contemporaneamente gli Usa osteggiare il governo di Assad, poi gli Usa lasciare i curdi a se stessi, aprendo così l’invasione da parte della Turchia, la Siria correre a dare manforte ai curdi nonostante fino a pochi giorni fa questi fossero vicini agli Usa, in questo scenario interroghiamoci su quale contributo potrebbe dare l’Italia e più precisamente un ministro come Luigi Di Maio.

La politica estera è un tema complicatissimo innanzi tutto da comprendere, figuriamoci metterci mano senza far danni.

In questo scenario, l’unico uomo del governo attuale che potrebbe assumere una posizione è il presidente Conte, il quale in questi giorni si è rivelato più furbo di quanto si potesse immaginare, ma -a giusta ragione- ha preferito mostrare le proprie qualità nella politica interna. Probabilmente non tutte le sue azioni sono farina del suo sacco, intendiamoci, Conte è un uomo comunque vicino ad accademici di spessore, ma ha dato sfoggio di suo di una capacità camaleontica non indifferente. E lo ha dimostrato ad Avellino nei giorni scorsi, dove a riceverlo ha trovato tutte le eminenze grigie della prima repubblica ed anche qualcuno della seconda. Uniti, i primi e i secondi, in una ovazione finale motivata dal melanconico richiamo ai valori cattolici della vecchia Democrazia Cristiana.

Ad Avellino Conte ha conquistato l’incondizionata approvazione di Bianco, di De Mita, di Mastella ma anche di Rotondi, attuale presidente della Fondazione Sullo, solo perché ha abilmente richiamato tutti al risveglio dei valori cattolici nella politica. Si è compreso dai suoi discorsi che Conte su Fiorentino Sullo non è del tutto ferrato. Però è piaciuto comunque molto alla platea. Certo, Sullo fu ministro capace di lasciare il governo quando questo iniziò a reggersi sul consenso del MSI; Conte, al contrario, ha presieduto prima un governo con la lega e poi col Pd. Ma questo significa poco. Oggi i tempi sono diversi, sono cambiati, il politico è come l’acqua, si adatta alla forma che serve.

Dunque, nel governo attuale solo Conte potrebbe dettare la politica italiana sulla questione curda, o meglio siriana. Indubbiamente per farlo dovrà risolvere prima le ombre che da più parti si sta tentando di gettare sul suo intervento nel “Russiagate” e nella vicenda delle autorizzazioni rese per l’incontro tra Vecchione e Barr per uno scambio di informazioni riguardanti il rapporto Mueller.

Quel che non si comprende è perché il presidente Conte non si sia limitato a dire come stanno le cose: che le deleghe ai servizi di informazione le ha sempre tenute per sé è che pertanto non era tenuto a fornire al Copasir alcuna spiegazione finché quest’organo non l’avesse chiesta.

Ecco, un Conte in grado di decidere cosa fare in Siria; un Conte in grado di condizionare la politica europea sulla questione siriana; un Conte così, sicuramente più adatto di Di Maio, non mi dispiacerebbe.

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