Il sud e la sua vera vocazione

di Alessandro Rizzo

Leggevo sui giornali dell’intervento del Presidente di Confindustria, il salernitano Vincenzo Boccia, e della inaugurazione del nuovo stabilimento della Cti Foodtech, eccellenza italiana nel settore della progettazione e realizzazione di impianti per la trasformazione industriale della frutta. Mi sono sentito orgoglioso. Ho letto e riletto gli articoli dei principali quotidiani ed ho pensato che qualche timida conferma di aver fatto bene vent’anni fa a rimanere al sud comincia ad arrivare.

Vediamo un meridione che riscopre se stesso, che reinventa se stesso. Dovunque, nel settore dell’agroalimentare si assiste a costanti e quotidiani colpi di reni di imprenditori coraggiosi ed orgogliosi, talvolta visionari, che scoprono, sperimentano, investono e, alla lunga, finalmente, raccolgono risultati nei settori della produzione e della trasformazione dei prodotti della terra, l’unica, vera, assoluta e sempiterna nostra ricchezza. Abbiamo le condizioni ideali per la produzione agricola in bassa ed alta quota. Ma abbiamo anche una risorsa turistica impareggiabile, il cui rilancio sconta ancora purtroppo un leggero ritardo.

Ho letto con attenzione l’intervento del Presidente Boccia e devo dire che ne condivido i contenuti. Non ha invocato misure, aiuti o risorse, che lui stesso evidentemente sa essere componenti che “ubriacano” il mercato, ma ha chiesto che lo Stato sblocchi gli investimenti, specie quelli infrastrutturali, e ha chiesto certezza di risposte.

Al di là del significato, finalmente tangibile, che adesso si riesce a dare al concetto, nato come astratto, di “marketing territoriale”, quel che si vede oggi è concretezza. E soprattutto consapevolezza di avere tra le mani qualcosa di formidabile. Certezza di giustizia, non solo, ma anche certezza che lo Stato torni ad essere in grado di fare il proprio dovere esattamente nel momento in cui deve farlo e non a distanza di mesi o anni, quando ormai le aspettative del privato, cittadino o imprenditore, sono del tutto vanificate. Certezza di giustizia, un concetto non certo agevolato dall’ipotesi di modifica dell’istituto della prescrizione. Una certezza che assume quasi il sapore della beffa quando il governo discute di mettere le manette agli evasori, ma contemporaneamente si arroga il diritto di onorare i propri debiti con ritardi biblici.

Mi sono piaciuti molto anche alcuni concetti espressi dall’ing. Biagio Crescenzo, amministratore della Cti Foodtech, un’impresa con un posizionamento nel mercato mondiale e secondo player nel mondo dell’industrializzazione legata ai prodotti della terra. In una congiuntura evidentemente difficile a causa dei dazi imposti dagli USA e delle difficoltà di interscambio commerciale con l’oriente, un imprenditore coraggioso che crede in quel che fa non può che assumere la posizione che ha dichiarato Crescenzo: poco importa, apriremo a nuovi mercati.

In questo mondo, fantastico e affascinante, che coniuga la tradizione millenaria della nostra terra con il progresso e le tecnologie, e in questo momento, come dicevo, di riscatto del meridione e della sua produttività, caparbietà e competenza, si inserisce perfettamente il convegno organizzato al Profagri dal Dirigente Scolastico Alessandro Turchi, che ha visto la partecipazione del giornalista meridionalista Pino Aprile, noto per le sue censure ai movimenti garibaldini e per la sua difesa delle nostre antiche capacità, violate dal moto espansionista e imperialista piemontese. Ormai si va verso l’internazionalizzazione e questi temi, che rimarcano le differenze dei popoli, appaiono utili solo a capire da dove veniamo. Ma il “dove andiamo” deve vederci impegnati su altri fronti e, a proposito di visionari, non mi spiace affatto che un Istituto scolastico di tale importanza sia affidato ad una persona lungimirante come Alessandro Turchi, che pure ha il merito di aver costruito un filone vitivinicolo di primo rilievo e di aver creduto alla possibilità di avviarne la commercializzazione; un’idea formidabile, a meno di voler negare che agli studenti si debba insegnare non solo come produrre eccellenze, ma anche come venderle.

Oggi ho concluso la mia giornata con la consapevolezza che il sud anche oggi, come sempre nella storia, si salverà e si risolleverà non grazie all’assistenzialismo, ma grazie ai folli e ai coraggiosi.

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