L’insegnamento del 1954

di Andrea Pellegrino

Il 24 ottobre ricorda una delle date più drammatiche per la provincia di Salerno. Anno 1954: la furia dei fiumi si abbatte su Salerno, Vietri sul Mare, Cava de’ Tirreni e la Costiera Amalfitana. E’ l’alluvione che semina morte e distruzione. Il Fusandola a Salerno, il Bonea tra Cava de’ Tirreni e Vietri sul Mare, lasciano decine e decine di vittime lungo il proprio corso.

E’ solo una delle date drammatiche, che vengono ricordate, ma ancora non troppo tenute della giusta considerazione. Troppe chiacchiere ancora sull’ambiente, sulla sua salvaguardia e pochi, pochissimi, i fatti. A Salerno, sul Fusandola, dopo averlo deviato e tombato, stanno costruendo. E’ il punto in cui sta sorgendo la mega piazza della Libertà a Santa Teresa. Sulla deviazione c’è un’inchiesta della Procura della Repubblica in corso. Il Ctu incaricato dagli inquirenti non ha lasciato troppo spazio all’immaginazione rispetto ai possibili rischi legati, ancora oggi, al torrente Fusandola, da valle a fondo. La mano dell’uomo è sempre più invasiva. Troppo anche in territori fragili.

La sensibilità molto spesso si riduce a convegni e manifestazioni senza che si entri mai nello specifico delle questioni. Sempre a Salerno, la costruzione prosegue a singhiozzo per la realizzazione di Porta Ovest: un buco in una montagna per collegare – attraverso tunnel – il Porto con le autostrade. Un cantiere che non ha risparmiato problemi, compreso – secondo un contenzioso ancora aperto – alla rete autostradale, gestita dalla Sam. Caso, coincidenza, o forse no, hanno voluto, inoltre, che per ben due volte, durante i lavori di scavo, parte del costone sovrastante abbia ceduto, bloccando per settimane la circolazione stradale sull’arteria che collega Salerno a Cava de’ Tirreni.

Colate di cemento, fogne ostruite, manutenzione ridotte all’osso. La Costiera Amalfitana è il simbolo più fragile di un territorio che cede sotto i colpi del disinteresse. Anche in questo caso il sacrificio della giovane Francesca, inghiottita dalla furia del Dragone di Atrani pare che non abbia prodotto, purtroppo, i suoi effetti di riscatto e di rivalsa. Ad ogni pioggia cade un pezzo di costone che taglia in due la Costa, isolando comuni e pezzi di territorio.

La manutenzione costa molto e produce poco consenso elettorale. Il risultato dello sgretolamento di un luogo è tutto qui e comporta, anno dopo anno, un deterioramento sempre più preoccupante, al punto che gli effetti di un temporale assumono sempre più quelli di un bollettino di guerra. Ma quante amministrazioni comunali a settembre si preoccupano della pulizia delle caditoie delle fogne? Quanti ripuliscono gli alvei dei fiumi o i corsi dei propri torrenti? Quante amministrazioni hanno attivato un piano di monitoraggio dei propri costoni? La sfida è riuscire a rispondere a queste domande.

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