Nicola Monterisi, il vescovo dei poveri

di Michele Di Popolo

Nicola Monterisi, a cui è stata dedicata una scuola salernitana, in memoria del suo costante operato la per la città, nacque a Barletta il 21 maggio 1867. Frequentò il Ginnasio presso il Seminario Interdiocesano di Bisceglie e il liceo presso il Seminario Vaticano. Negli anni 1889-1893 fu alunno dell’Almo collegio Capranica e studiò Filosofia e Teologia presso l’Università Gregoriana. Si laureò in Teologia dogmatica alla Gregoriana, in Diritto Canonico all’Apollinare e in Lettere presso la Regia Università di Roma. Fu ordinato sacerdote il 15 agosto 1893.

Fu un uomo sempre attento alle esigenze sociali dell’epoca, tra i fondatori del Circolo Leone XIII, che riuniva i giovani cattolici in contrapposizione ai gruppi politici anticlericali del territorio. Il 15 dicembre 1919 fu promosso arcivescovo di Chieti e il 5 ottobre 1929 fu traslato nella sede primaziale di Salerno.

Durante il suo episcopato si mostrò uomo di grandi vedute e capacità organizzative, contribuendo ad un’opera capillare di moralizzazione e di evangelizzazione. Si prodigò per elevare il tono della vita del popolo e fu pioniere della complessa questione meridionale. Con il suo impegno riuscì a colmare, in campo formativo, le lacune di una popolazione proveniente da un passato difficile. Si adoperò per l’edificazione di nuove parrocchie, case religiose maschili e femminili.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale non volle abbandonare mai la città di Salerno, neanche sotto i bombardamenti, e costrinse il suo clero diocesano a fare altrettanto. Si oppose alle truppe del Comando Alleato che volevano requisire il Seminario Regionale. Per questo motivo il capo del Governo Italiano, Pietro Badoglio, mise in dubbio l’amor patrio di monsignor Monterisi.

L’arcivescovo non esitò a rispondergli: “Non permetto che si metta in discussione la mia italianità; mi sento e sono più italiano del maresciallo Badoglio. Quando il popolo è rimasto solo e stremato dalle sofferenze della guerra io, vecchio di 76 anni, col mio clero sono rimasto al mio posto a conforto e sollievo della popolazione, mentre il maresciallo Badoglio è scappato a Pescara!”.

Visse poveramente a favore della sua popolazione, disponendo che quanto vi era nel palazzo episcopale fosse a favore della mensa arcivescovile. Il 19 marzo 1944 decise di entrare nella Casa S. Giuseppe, ricovero degli anziani di Salerno, con le parole: “per un Vescovo è grande onore morire in mezzo ai poveri!”. Morì pochi giorno dopo marzo. Sulla tomba volle vi fosse scritto: “Non mi giovarono in morte tre mitrie e due pallii, ma la divina speranza che avendo il mio Salvatore preso sopra di sé i miei peccati, mi risusciterà seco nell’ultimo giorno”.

Della sua dipartita scrisse il suo Segretario, monsignor Antonio Balducci: “La morte non lo sorprese. Tutta la sua vita era stata una lenta e serena preparazione all’eternità”.

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