Territori sempre più a rischio

di Adriano Rescigno

Una provincia martoriata da incendi e fragile nella conformazione geologica, un territorio che alla bellezza unisce una fragilità che va salvaguardata su diversi livelli. Con l’avvicinarsi dell’autunno, e quindi delle piogge che si preannunciano copiose e violente, cresce la preoccupazione per il rischio idrogeologico e a confermarlo è il geologo Alberto Alfinito, con l’aggiunta che «gli incendi di questa estate hanno compromesso in maniera grave e complessa la vegetazione, il suolo ed il sottosuolo».

Analizzando il rischio idrogeologico che le zone della provincia di Salerno corrono ogni giorno, il geologo Alfinito: «Vegetazione e suolo, dopo gli incendi, su un territorio in ogni caso fragile, sono sottoposti ad alterazione con un tasso di erosione accelerato. Il sottosuolo invece è la parte interessata dal dissesto idrogeologico, con la maggiorazione del fattore di scivolamento delle acque, una minore assorbenza del suolo e quindi un rischio frana accentuato».

«A 400 gradi Celsius il suolo è idrorepellente, quasi il 100 per cento dell’acqua scivola a valle ed in pendenze accentuate potete immaginare il risultato. Il sottosuolo dunque, dopo un incendio viene interessato dalla creazione di veri e propri canali di erosione che portano a colate rapide di fango – la frana che interessò Sarno nel ’98 – oppure a frane più lente ma profonde – “slide”, in gergo tecnico – che sono molto estese, profonde, generate da tagli nel sottosuolo che una volta giunte nei centri abitati generano danni incalcolabili». Al fine di prevenire, o quantomeno attenuare, questi eventi franosi generati sia dall’incoscienza dell’uomo con gli incendi o dalla friabilità del suolo, Alfinito sottolinea come «abbiamo enti che possono intervenire ante e post gli eventi, con molta prevenzione nei boschi e sulle montagne, tenendo sotto controllo quelli che sono i “bacini imbriferi”, ovvero zone interessate dalla pioggia che sono collegate direttamente ai fiumi od ai torrenti».

Non solo incendi e frane, Alberto Alfinito si concentra anche sui distaccamenti rocciosi che negli ultimi giorni e settimane stanno interessando le curve della Divina Costiera. «Il taglio netto a mezza costa per creare quella che oggi chiamiamo “Statale 163 Amalfitana” – dice il geologo – è un fattore non naturale che ha determinato un disequilibrio enorme nel sistema del terreno della Costa d’Amalfi. Avrebbero dovuto immaginare – continua – all’epoca della creazione, che bisognava programmare delle opere contenitive lungo il tratto, come le reti paramassi, che non vanno apposte solo quando vi è un distaccamento – specifica – ma dovevano essere già presenti costantemente su tutto il tratto, oppure immaginare la realizzazione di galleria paramassi, ma qui il discorso diventa più complicato in capo alla Soprintendenza che oltre alla tutela del paesaggio avrebbe dovuto immaginare come far coesistere bellezze naturali e sicurezza di pedoni ed automobilisti».

L’estate salernitana, infine, è stata caratterizzata anche da un devastante incendio, ad opera di diversi minorenni, sulle colline sarnesi, interessando particolarmente la zona del “Saretto”, che è stata totalmente carbonizzata, ed anche sul “Saretto”, Alfinito è stato chiamato ad un’analisi: «Ci vorranno vent’anni per ricostituire la flora della collina, di cui i primi due anni, fino a quattro, potrebbero essere interessati da colate rapide di fango, quindi non bisogna perdere tempo – tuona – bisogna intervenire per facilitare il drenaggio superficiale delle acque da parte del suolo contro il ruscellamento selvaggio delle acque, con opere di ingegneria naturalistica e drenaggi superficiali». 

Insomma una vera corsa contro il tempo, per anticipare le piogge, e salvaguardare l’incolumità dei cittadini.

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