«Troppe strutture non ancora antisismiche»

di Adriano Rescigno

«Se ricapita un terremoto come quello del 1980, i danni saranno gli stessi. Quasi nessuno ha pensato all’adeguamento sismico dei fabbricati e delle costruzione ad uso abitativo». Parola dell’architetto e rilevatore per il progetto Caesar II, partito da Cava de’ Tirreni, Vincenzo Apicella.

Durante i rilevamenti effettuati per il progetto Caesar II, che punta ad una “smart resilience” dei Comuni, al fine di quantificare preventivamente il danno causato da terremoti e quindi la messa a punto di piani di emergenza che in caso di calamità i Comuni devono eseguire, Apicella ha notato che la maggior parte delle strutture non risponde alle normative antisismiche vigenti in termini di costruzione: «Per una resistenza maggiore delle strutture la soluzione migliore sarebbe l’abbattimento e la ricostruzione, ma questo è praticamente impossibile non solo per il sostegno dei costi da parte dei privati proprietari dei fabbricati, ma anche per questioni amministrative, quindi l’intervento non dico risolutivo ma quantomeno contenitivo di possibili cedimenti a livello strutturale è la fasciatura in fibra di carbonio, operazione meno invasiva che va ad aumentare la classe sismica dell’edificio».

Fasciatura che i possessori di edifici possono tranquillamente recuperare nei costi all’80 per cento, visto che, come specifica l’architetto: «L’adeguamento strutturale può essere finanziato anche grazie al “bonus sisma” previsto dal governo con l’80 per cento della cifra recuperata in 10 anni tramite detrazione fiscale».

In provincia di Salerno, come a Cava de’ Tirreni quindi: «Molto si è fatto in termini di edifici – spiega Vincenzo Apicella – ma poco a livello strutturale, quindi ci vuole una maggiore attenzione da parte dei proprietari degli immobili con interventi preventivi, auspicabilmente in tempi rapidi, visto che nell’impossibilità di prevedere un terremoto, ad oggi, se accade un sisma con la stessa potenza di quello verificatori nel 1980, i danni potrebbero essere gli stessi. Crolli all’epoca, crolli oggi», conclude. La parola d’ordine è ancora una volta prevenzione ed attenzione, su un tema così delicato come il rischio sismico da troppi sottovalutato. 

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