Una casa per il rugby salernitano: l’impegno di Arechi e Zona Orientale

di Erika Noschese

Uno sport, due squadre differenti e un obiettivo comune: restituire alla città due luoghi finiti nel dimenticatoio, abbandonati al degrado e all’incuria. E se si tratta di valori che vanno oltre il semplice gioco, allora non si può che parlare di rugby. Tanti sono stati gli appelli lanciati in questi anni per donare, a questo sport, un luogo degno. E se nessuno li ha ascoltati hanno provveduto da soli. E oggi, il campo dello storico stadio Vestuti diventa ufficialmente campo da rugby.

Un traguardo che vede protagonisti i ragazzi dell’Arechi Rugby, il presidente Roberto Manzo e il mister Luciano Indennimeo che, con costanza e caparbietà, sono riusciti a donare alla città un campo in cui permettere a tanti giovani rugbisti di allenarsi. «Per noi è stata un’emozione indescrivibile: entrare nel Vestuti, impianto storico cittadino, e vedere già montate le porte da rugby, dopo tantissimi anni in cui questa cornice è stata patria deputata ai successi calcistici della Salernitana – ha dichiarato il presidente Manzo – Per noi si tratta di un miracolo, poiché restituiamo dignità e splendore a una struttura grazie a uno sport bello, ricco di valori, che può offrire tanto alla cittadinanza pur restando perfettamente compatibili con le altre attività sportive previste in questa struttura».

«Grazie all’aiuto del Comune di Salerno – conclude il presidente Manzo – sono stati effettuati interventi di manutenzione e pulizia per restituire dignità alla struttura. Noi intendiamo evitare che la struttura ricada nell’incuria e nell’abbandono, rendendo il Vestuti una casa degna per ogni sportivo che pratichi le proprie attività qui. Vorremmo anche migliorare il manto erboso, contando di poter effettuare qualche ulteriore intervento».

Ma il Vestuti non è l’unico esempio. Il campo 24 maggio 1999, nel quartiere Sant’Eustachio, è stato ripulito – nei giorni scorsi – dai giovani della Zona Orientale Rugby popolare che ha faticato non poco per guadagnarsi uno spazio da restituire al quartiere, gestendolo in maniera autonoma.

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«Noi portiamo nel nome il nostro quartiere, la zona Orientale, e la maggior parte dei nostri soci e tesserati vive qui per cui conosciamo bene anche quelle che sono le problematiche sociali che affliggono in particolare Sant’Eustachio. L’ultima volta che ci siamo allenati qui è stato 3 anni fa quando era gestito dalla Figc poi è stata tolta la concessione ed è rimasto chiuso. Per noi, svolgere le nostre attività sportive e sociali qui significa anche “riprenderci” il quartiere. Non a caso, come detto già prima, ci chiamiamo Zona Orientale, per iniziare un discorso che vada anche oltre lo sport. Obiettivo a breve termine è far partire il mini rugby con i bambini fino a 12 anni, per cercare di coinvolgere i genitori, poi, anche nella gestione dello spazio, del campo e degli spogliatoi», ha spiegato Alberto Gentile, tesoriere, fuori dal campo, e ala nel rettangolo di gioco.

Sport, dunque, ma anche aggregazione sociale: «La nostra squadra nasce da un progetto sociale, dalla difesa di uno spazio quale il Porticciolo di Pastena. Ci siamo dati una forma organizzativa che è quella dell’autogestione, ci sosteniamo principalmente con l’autofinanziamento, organizzando eventi anche con una piccola tassa interna non obbligatoria: solo chi può e vuole la paga altrimenti non è un problema. Siamo sensibili a quelle che sono anche le situazioni che viviamo quotidianamente; siamo perfettamente inseriti nel contesto che ci circonda. Tra le altre cose, quest’anno abbiamo vinto un contest promosso dal Coni e dal ministero delle Politiche Sociali proprio in merito al connubio sport e integrazione “Mischia le diversità, placca il razzismo!” e racconta una giornata di allenamento sul lungomare di Salerno con i richiedenti asilo minorenni, accolti nelle comunità salernitane. In squadra abbiamo un ragazzo dell’Eritrea e uno della Guinea Bissau e cerchiamo di rispondere un po’ a quelle che sono le sollecitazioni esterne», ha spiegato ancora Gentile pronto, con i ragazzi della Zona Orientale, ha raccogliere questa grade sfida.

«Ora, siamo pronti a raddoppiare gli sforzi per gestire lo spazio, renderlo usufruibile a tutti e tutte ma soprattutto cercare di coinvolgere in maniera attiva i residenti del quartiere», ha infatti aggiunto.

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