I Mondiali in Qatar col panettone ma senza diritti

di Vincenzo Benvenuto

I mondiali di calcio del 2022 si terranno in Qatar. Nel dicembre del 2010 i 24 membri del comitato esecutivo della Fifa (16 di questi verranno radiati, espulsi o comunque incriminati per corruzione) votarono il Qatar. Tra loro anche Michel Platini, all’epoca dei fatti presidente Uefa, accusato di aver barattato, in una riunione tenutasi all’Eliseo con l’allora presidente Sarkozy e il principe ereditario del Qatar al-Thani, l’assegnazione dei mondiali all’emirato arabo con miliardi di investimenti in Francia. Quando si dice lo sciovinismo dei francesi!

Premesso ciò, perché la scelta del Qatar dovrebbe sorprenderci più di quella degli Usa o del Giappone come paese ospitante i campionati del mondo? Perché l’aver scelto il Qatar contraddice ogni logica sportiva, ambientale ed etico-politica.

Logica sportiva perché, ad esempio, nei recenti mondiali di atletica leggera svoltisi proprio in Qatar, ben 28 partecipanti su 68 della maratona femminile si sono ritirati prima della fine della gara e almeno 2 sono finiti in ospedale. Nonostante, infatti, la gara fosse iniziata a mezzanotte, vi erano ben 30°C e un tasso di umidità del 73%. «L’umidità ti uccide. Non c’è aria da respirare. Pensavo che non sarei arrivata alla fine» – ha raccontato, estenuata, la maratoneta Volha Mazuronak.

Per quanto riguarda la logica ambientale perché, nonostante i mondiali si disputeranno a novembre-dicembre proprio nella speranza di intercettare temperature meno torride, sono stati installati dei giganteschi condizionatori che divoreranno un quantitativo impressionante di energia. Senza contare il consumo del suolo per infrastrutture create unicamente per la coppa del mondo 2022.

Con riferimento alla logica etico-politica, perché il Qatar appoggia la guerra della Turchia contro i curdi e perché gli stadi futuristici refrigerati a ghiaccio in mezzo al deserto vengono costruiti da lavoratori in condizioni di sostanziale schiavitù. Gli operai, infatti, faticano circa 70 ore a settimana. Non possono mai interrompere il lavoro, anche quando il caldo diventa insopportabile. Il tutto, manco a dirlo, a fronte di paghe che vanno dai 50 centesimi ai due euro l’ora. Non può sorprendere, quindi, che già si parli di più di 1400 morti soprattutto nepalesi immolati sull’altare del più sciagurato mondiale di calcio che si ricordi.

A questo punto, che fare? Io, per quanto mi riguarda, ‘sto giro passo, non guarderò, cioè, la Fifa World Cup 2022. Capisco le obiezioni del «e allora le squadre quotate in borsa?», del «e gli stipendi fantasmagorici dei calciatori?» del «e i diritti delle tv che decidono il palinsesto?». Capisco tutto. Ma, a volte, ho bisogno che gli altri capiscano me e la mia coscienza. D’altronde, adesso che ci penso, la birra ghiacciata e i pop corn con il panettone e l’albero di Natale, sono davvero un abbinamento di cui si può tranquillamente fare a meno.

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