Carmen Santoro, tra cattedra e palco

di Luana Izzo*

Oggi la nostra rubrica ospita Carmen Santoro, brillante attrice del panorama filodrammatico salernitano della Compagnia “Il Mosaico di Paestum”.

Carmen, parlaci della tua esperienza di attrice: quanti anni fa nasce questa passione e come l’hai coltivata?

«Trent’anni fa cominciò la mia carriera da insegnante, primo incarico in una scuola di Capaccio. Una mia collega mi affascinò parlandomi del suo hobby: il teatro. Mi disse che a Capaccio c’era una compagnia teatrale “Il Mosaico” e mi invogliò a provare. Così contattai il regista, feci un provino e cominciai la mia esperienza da attrice».

E’ difficile coniugare il lavoro con la passione teatrale?

«Io amo il mio lavoro, come insegnante dono tutta me stessa, i miei allievi fanno parte della mia vita così come il teatro: sono le mie due passioni e le passioni non sono mai difficili da coniugare».

Tu, come detto in precedenza, sei un’insegnante: quanto il teatro fa e può fare nella scuola e per la formazione degli uomini del domani?

«Il teatro è uno strumento pedagogico e formativo potentissimo: porta in scena passioni, ideali, vizi e virtù degli uomini. Attraverso il palcoscenico i giovani possono attingere alla conoscenza di grandi opere sia del passato che contemporanee, riflettere su tematiche importanti, rielaborarle, insomma credo che il teatro possa e debba fare tanto a livello scolastico, non è un caso che la recitazione sia sempre stata presente nel panorama scolastico e che sia stata ultimamente molto incentivata anche attraverso progetti extrascolastici».

La tua carriera teatrale è segnata dall’incontro con Alfonso Rubini, valente attore e regista salernitano con cui fai coppia nella vita e sul palcoscenico. Com’è stato il primo incontro e come avete deciso poi di recitare insieme?

«Quando trent’anni fa sostenni quel provino da attrice alle prime armi, il regista che mi provinò fu proprio Alfonso Rubini: fu colpo di fulmine sia dal punto di vista professionale che personale. Quel provino mi cambiò davvero la vita e da trent’anni recitare e vivere con lui mi risulta la cosa più naturale del mondo».

Guardandovi dall’esterno sembrate una coppia davvero brillante e scoppiettante, con una verve particolare che caratterizza sia il privato che il pubblico. Ma sul palcoscenico c’è competizione? Come trovate un buon equilibrio e chi cura la regia dei vostri spettacoli?

«Credo che tutti gli attori debbano avere una sana competizione sul palcoscenico perché è quella che ti spinge a lavorare e a trasformare quella pura energia in sinergia. La regia degli spettacoli è curata sia da me che da lui: quando leggiamo e scegliamo un copione ci rendiamo subito conto dei ruoli e di chi di noi due possa occuparsi al meglio della regia». Siete in scena con “Gente di Facili Costumi” di Manfredi e Marino, una commedia brillante che mette in risalto la vostra maestria e professionalità, ma ci sono nuovi progetti, lavori in corso? «Stiamo allestendo un nuovo spettacolo di Nino Marino che andrà in scena in una bella rassegna teatrale a Montoro il 5 aprile. Poi stiamo lavorando alla messa in scena di uno spettacolo di Angelo Mirisciotti che sembra stato stato scritto apposta per noi “Amore vuol dir gelosia”, ne vedrete delle belle in scena al teatro la Mennola di Salerno a fine febbraio».

Grazie alla splendida Carmen Santoro, uno dei punti di riferimento del teatro nostrano.

*Officina teatrale Primomito

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