Il Salernitano sta crollando: servono più geologi e prevenzione

di Adriano Rescigno

Quanto sta succedendo nelle ultime ore, tralasciando il contributo delinquenziale prestato dai sei amici di Sarno che per noia hanno distrutto il “Saretto”, per il geologo Alberto Alfinito non si tratta di “calamità naturale” ma piuttosto di “disastro urbanistico”.

Non è solo colpa della pioggia, la mano dell’uomo, anzi, la mancata mano dell’uomo nella gestione di un territorio tanto delicato e fragile come quello della provincia di Salerno pesa più delle secchiate d’acqua che negli ultimi giorni stanno cadendo dal cielo. I recenti episodi franosi e le esondazioni verificatisi nell’Agro Nocerino Sarnese hanno riacceso l’ira dei geologi sulla mancata prevenzione, ovvero pulizia di alvei, canali, fognature e valloni.

«Non è possibile che non ci sia nessuno idoneo a dare un consiglio fondato su quanto avviene, territorio per territorio, nella nostra provincia», sostiene il geologo di Cava de’ Tirreni, Antonio Senatore. Le forti piogge degli ultimi giorni hanno messo sotto scacco l’intera provincia, ma le maggiori preoccupazioni vengono dall’Agro dove, di ora in ora, municipalità per municipalità, cresce il numero degli sfollati con le autorità comunali che alla meno peggio fronteggiano i problemi derivanti da frane ed esondazioni.

Una possibile concausa di tutto questo al di là di un regime pluviometrico alterato e di un territorio martoriato alle radici nel vero senso della parola? L’assenza di geologi che affiancano l’operato di amministrazioni comunali e Genio Civile negli interventi di programmazione a salvaguardia del territorio, non solo a riparare ai danni susseguenti alle pesanti piogge che nel corso degli anni hanno anche cambiato il loro modo di manifestarsi.

A farsi promotori della polemica contro la classe politica e dirigente i geologi Alberto Alfinito e Antonio Senatore. «E’ una questione culturale – dice Alfinito – la classe politica affida questi temi ad ingegneri e geometri, categorie che hanno tutt’altre competenze, ma andate a guardare se nella redazione di Puc o Piani regolatori vi sono geologi. Nemmeno uno».

«E’ tutta l’Italia che soffre per la sua conformazione geomorfologica, non solo la provincia di Salerno, a noi più vicina e quindi soffriamo con maggiore apprensione le problematiche. Sulla fragilità di partenza – continua Alfinito – si innesta poi una cattiva gestione del territorio da parte degli Enti preposti. Io non parlerei di calamità naturali, ma bensì catastrofe urbanistica. Come è possibile che non vi sia un geologo al Genio Civile o nelle amministrazioni comunali che accompagnano l’azione di programmazione degli interventi?».

Posizione condivisa dal collega di Cava de’ Tirreni, Antonio Senatore, geologo e già assessore alla Protezione Civile all’epoca del sindaco Marco Galdi, che da quarant’anni porta avanti la sua battaglia per l’inserimento in pianta stabile di almeno un geologo negli apparati amministrativi. «Parlo contro gli interessi della mia stessa categoria; avere un geologo in organico vuol dire per i Comuni o per gli Enti, non spendere capitali in consulenze e improvvisare il lavoro caso per caso, ma mettere in piedi azioni di programmazione, visto che come è cambiata l’idrogeologia è cambiata anche l’idraulica dei corsi d’acqua».

«Due – entrando nel merito delle problematiche emerse in settimana – sono le cause di questi eventi, evitabili. La prima, il cambiamento del regime pluviometrico. Prima le piogge erano regolari, adesso sono concentrate in poco tempo, le volgarmente chiamate “bombe d’acqua”, ed il deflusso delle acque presenta una concentrazione idraulica pericolosa alla quale poi si aggiunge il secondo fattore, la mancata manutenzione di alvei di fiumi e torrenti. Viviamo in una provincia ad alto rischio soprattutto nelle fasce montane e pedemontane, bisogna intervenire».

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