Michele Luongo e i derby di famiglia «Noi, uomini di sport»

di Matteo Maiorano

È stato uno dei protagonisti di questa prima parte di stagione. Dai suoi gol sono arrivati punti fondamentali per una classifica che oggi la Rari guarda con meno affanni del previsto. E se il sodalizio caro a Enrico Gallozzi non ha ancora vinto la prima partita alla Simone Vitale, è fuori casa che si sta facendo ripetizioni per maturare una salvezza che Salerno, per quanto visto in vasca, ha ampiamente dimostrato di meritare.

Finito il tempo dei rodaggi, ora si inizia a fare sul serio: Michele Luongo, tra i volti noti dello spogliatoio giallorosso, ha indossato, nel 2016, la calottina della Tgroup Arechi, prima di approdare, l’anno successivo, nel team con sede a via Camillo Sorgente.

Con i colori giallorossi l’attaccante genovese ha maturato lo scorso anno la promozione in massima serie, categoria che intende mantenere con le unghie e con i denti. La Rari rinvia ancora una volta il successo tra le mura amiche.

La gara era incanalata sui binari giusti: purtroppo la seconda parte ha visto il ritorno di Quinto…

«Dispiace non essere riusciti a vincere la prima alla Vitale. La sfida lascia l’amaro in bocca a tutta la squadra, perché l’approccio è sembrato finalmente quello giusto. Abbiamo giocato i primi due tempi con grande aggressività e voglia di vincere. Il risultato è frutto di nostri demeriti, non abbiamo saputo gestire l’uomo in più. Abbiamo subito tanti fischi contro, 18 espulsioni che hanno fatto rientrare in gara la squadra ospite. Dispiace perché i tre punti erano alla nostra portata. Dobbiamo necessariamente migliorare sotto il profilo della gestione della gara e in particolare della superiorità numerica. Sulla sfida nello specifico, abbiamo sottovalutato quella che è la loro individualità più pericolosa, ovvero Giorgetti, il quale ha realizzato una cinquina fondamentale ai fini del risultato. La squadra deve imparare che le partire durano quattro tempi, la tenuta mentale e fisica non può essere parziale».

Contro la Pro Recco Luongo ha vissuto un derby in famiglia. Avete fatto confronti con Stefano prima e dopo la partita? In che modo vanno preparati incontri emotivamente così coinvolgenti?

«È stata una gara molto emozionante. Rincontrare mio fratello in vasca è stato bello, gli abbracci hanno scandito il nostro pre e post gara. Durante l’anno abbiamo pochi momenti per stare insieme. Sono partite che vanno preparate come le altre, il singolo lavora comunque in base alle caratteristiche del gruppo. Contro squadre come quella di Stefano, attrezzate per vincere tutto, quello che tu costruisci spesso viene vanificato, avendo loro pochi punti deboli».

Adesso la sosta dopo un filotto di partite molto complicate. Rispetto alla classifica in casa Rari albergano i rimpianti o ripartirete da una maggiore consapevolezza dei vostri mezzi?

«È andata agli archivi la prima fase del torneo, che ha racchiuso un bel mix di cose. Potevamo fare certamente più punti, nonostante le vittorie ottenute contro dirette concorrenti per la salvezza. Escluse Brescia e Pro Recco, i rimpianti sono tutti per quanto mostrato in vasca nel derby e contro Quinto. Contro Posillipo l’inerzia della gara era tutta sponda Rari: non è pensabile sciupare un vantaggio di due reti a quattro minuti dalla fine. Tutto ciò a seguito dell’espulsione incomprensibile di Elez a inizio partita. La sfida di sabato andava gestita meglio, ma da questi errori ripartiremo per cercare in futuro di recuperare punti, riprendendoli in altre situazioni. I segnali positivi non mancano, la strada è quella giusta».

Ti rivedi in un futuro prossimo nei panni di allenatore?

«Non ho mai messo in conto questa possibilità. Sono innamorato di questo sport, la pallanuoto rappresenta tuta la vita per chi esercita questa disciplina. Al momento non ci penso perché ho ancora tanto da dare come giocatore e voglio essere un buon esempio per i più giovani. Non siamo sportivi ma uomini di sport a 360 gradi».

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