Nel vortice del centro commerciale

di Vincenzo Benvenuto

Sabato pomeriggio, a Salerno. Si parcheggia a Foce Irno. Si raggiunge il Lungomare Tafuri. Si ingurgitano zaffate e zaffate di iodio nella speranza che corrodano la cortina di stress settimanale. Una chiacchiera, una risata, un accenno di discussione alta. L’andata via mare per rigenerarsi. Il ritorno, all’interno, per tornare in società finalmente «stabili». Un po’ di passeggio sotto le luminarie ancora sopite. Qualche capannello a piazza Portanova, quattro amici al bar, degli accenni di acquisto lungo la tela dello shopping cittadino.

«E beh, fino a quando non ci saranno le luci…!». Mi guarda. La guardo. Capisco che devo giocare d’anticipo. «A Cava, decisamente». Non mi è chiaro poi come, per trovare un po’ di gente, mi trovi invischiato nel corpaccione del traffico diretto a Pontecagnano. Al Maximall. Dall’alto della rampa di accesso, una città. Salerno semivuota, il Centro Commerciale brulicante di vita.

Ennesimo giro per il parcheggio. «Andate via?». Dopo cinque «no» risposti con sadismo degno di miglior causa, un accenno infastidito di «sì». A questo punto, le giunture dei partenti si calcificano, le buste da caricare in macchina si moltiplicano, l’auto si trasforma nel carapace di una tartaruga. Posteggiata finalmente la mia autovettura, si varca uno dei tanti ingressi.

Mentre entro nei vari negozi, faccio un resoconto di quanto ho e di quanto mi mancherebbe per affrontare alla meno peggio l’inverno incipiente. Stilato questo inventario, già mi sono consegnato mani e piedi ai margini della vita commerciale. «Ma se vuoi…» «No, che scherzi?». Per scongiurare l’immancabile accusa di abbandono devo accompagnare e condividere la prima mezz’ora di euforia consumistica. Per fortuna ogni cosa si affievolisce, ogni bulimia da merce si incanala lungo i binari dell’acquisto consapevole (dei bisogni e delle finanze).

Maglioni, giacche, profumi, scarpe, foulard, trucco. 25, 70, 50, 99, 18, 3 euro. Seguo e dispenso consigli, attento a mostrare partecipazione anche facendo una puntatina disinteressatissima nel reparto uomo. Quando intercetto i primi sintomi della frustrazione lasciati trasparire in un negozio per sole donne, ecco giunto il momento della mia parte in commedia: «Facciamo così, mentre tu ti provi qualche cosa…ma questa maglia, secondo me, è davvero bella, eh?…io vado a dare un’occhiata a una camicia per me» e prima che i suoi occhi «pigliati collera» mi condannino a un’eterna vicinanza, mi dileguo.

Dal mio angolo di pace, quando mi capita di distogliere lo sguardo dalla mia occupazione, vedo un flusso ininterrotto di uomini, mercanzie, buste, carrelli, adescamenti commerciali, materassi, autovetture in promozione, bambini in groppa a cavallucci di pezza, postazioni tim-vodafone-iliad, pizzette, gelati, tazzine di caffè, tavolini ospitanti sguardi che covano desideri.

Dopo il primo, affranto avvertimento che tra dieci minuti si chiude, mi sento poggiare una mano sulla spalla. Lei sa che mi avrebbe trovato qui, confinato in qualche libro de La Feltrinelli. Io so, dal tocco leggero, che qualcosina si è pur comprata; nella fattispecie, una matita per gli occhi.

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