Il movimento delle alici di Cetara

di Alessandro Rizzo

La settimana scorsa auspicavo un risveglio della coscienza sociale e politica dei giovani e un colpo di reni da parte loro. Evidentemente porto bene alla nostra sventurata nazione, visto che di lì a poco ha preso decisamente spazio il movimento delle sardine, al quale, fin dalla sua nascita, si guardava con disattenzione e forse anche con sospetto. Io i cosiddetti “movimenti” in politica li temo. Li temo perché troppo spesso, dietro una motivazione di dissenso, di disillusione, nascondono soltanto la frustrazione del non farcela. Così è stato per il 5 stelle, cui ho riconosciuto il merito di aver scosso la coscienza sociale, ma che poi, alla fine, messo alla prova con le difficoltà di gestire una Nazione o un Ente Locale, si è dimostrato per quel che è: una specie di armata Brancaleone, peraltro guidata da Grillo, neppure da Gassman. Però qualcosa di buono c’era e c’è ancora. Come in ogni sodalizio, ad aderirvi ci sono capaci ed incapaci, persone perbene ed approfittatori, secondo uno schema percentualistico che altro non è che lo specchio del Paese.

Eppure qualcosa nelle sardine sembra diverso. C’è un’aura, una patina di cultura e di tolleranza, che si è rivelata appieno a Modena nei giorni scorsi. La compostezza di settemila persone che marciavano sotto la pioggia, ombrelli aperti, quasi a voler stordire col loro silenzio incredibilmente più rumoroso delle grida sguaiate di una, che so, una Taverna o di un Salvini dilaniato tra un Rosario e le ragazze cubo.

Quasi che i loro ombrelli colorati volessero rappresentare idealmente un rassicurante arcobaleno, quei settemila hanno spaventato Salvini e i suoi tremila seguaci, dispersi nella pioggia di un’Emilia che no, non confina col Trentino, come ha affermato la candidata leghista Lucia Borgonzoni. Sicché capitan fracassa (che tra un po’ prenderà le sembianze del sergente Garcia) ne ha approfittato subito per riparare in un più comodo ristorante, dove probabilmente avrà ordinato cappelletti spiegando sottovoce alla candidata che no, lì lo strudel non è nel menu.

Il Giornale poi ci prova ad etichettare il movimento delle sardine come movimento di sinistra e lo fa richiamando concetti più o meno riferibili al suo fondatore; su Zingaretti, che pare stia trovando una via per risollevare il Pd; su Prodi e poi su Conte. Sono andato in giro sul web a cercare ovunque le apparizioni mediatiche del fondatore e per la verità non ho trovato molto circa tali endorsement. Non ho trovato manifestazioni di approvazione o di sostegno rivolte a chicchessia, ma vi ho letto e colto solo ed esclusivamente una dura ma garbatissima censura mossa ai modi e ai contenuti dei messaggi di capitan divisa. Così, cercando cercando, ho scoperto che l’accostamento tra Sartori e Prodi, ad esempio, è frutto della sola fantasia di Salvini, fondata sul fatto che Sartori avrebbe in passato pubblicato un proprio articolo su una rivista riconducibile (forse per la composizione del comitato scientifico) a Romano Prodi.

Wow che aggancio! Hai capito le sardine furbette? E pensare che io, stupido, invece di pensare subito a questo infamante collegamento, mi ero fatto distrarre dalla commovente notizia che Sartori avesse scritto qualcosa. Chissà se Salvini e la Borgonzoni hanno mai scritto almeno un biglietto di auguri in vita loro.

Quindi, mentre una pletora di sardine con l’ombrello colorato ferma l’avanzata della lega in Emilia (che non confina col Trentino), i Sindaci di Sorrento e di Positano (notizia di oggi 19 novembre) passano con Salvini. È inaccettabile, dobbiamo organizzare fila e fila di alici di Cetara con ombrellini colorati e spedire i leghisti campani a mangiare seppie e piselli nei ristoranti. Ma cosa può spingere i politici locali ad aderire alla lega? Semplice, la mancanza di un focolare politico. Insomma, basta dare una scorsa alla lista dei nomi dei politici salernitani passati alla lega per capire che in effetti non c’è molto da temere. Si tratta per lo più di consunti, per così dire, senza partito fisso; qualcuno per averne cambiati molti lungo l’intero arco costituzionale, qualcun altro transitato tra i secessionisti lombardi dopo un disastroso salto della quaglia. Ma poi, lottano ancora per la secessione? E se sì e se vi riuscissero, si trasferirebbero in padania? Non è dato saperlo.

Stamattina poi sono stato invitato ad un gruppo che si chiama le sardine dei Picentini. Vuoi vedere che, se capitan fracassa dovesse pensare di fare un giro nei feudi costieri dei neoadepti, ad andargli di traverso saranno sardine ed alici, ricche entrambe di omega 3 ma indigeste ai fomentatori d’odio?

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