Lo chef senza paura: «Vivo libero anche sotto scorta»

di Andrea Bignardi

«Vivo libero anche sotto scorta». Lo chef Natale Giunta, dal 2013, si trova a vivere sotto tutela dello Stato per aver denunciato numerosi tentativi di estorsione ai danni della sua attività di ristorazione in Sicilia.

Una pagina buia della sua vita, fatta di frequenti minacce ed intimidazioni, proiettili e perfino un incendio doloso alla sua attività. Oggi, dopo un’avventura alla Prova del Cuoco che gli ha consentito di raggiungere una grande notorietà da parte del pubblico del piccolo schermo, è anche un apprezzato imprenditore nel settore del food, vive tra Roma, la sua città di adozione, Palermo, quella di origine, Taormina, ed Amalfi, dove è approdato come consulente per la cucina della Nh, l’albergo extra lusso ospitato all’interno del Convento dei Cappuccini.

Il prodotto che più apprezza della tradizione locale? Gli agrumi, che, come nella sua Sicilia, la fanno da padroni.

Chef, quando si arriva ai suoi livelli la cucina diventa arte, e come ogni arte deve fondarsi su una precisa filosofia: qual è la sua?

«Esprimo la cucina come la mia più grande passione, all’interno del mio lavoro trovo anche il mio tempo libero. La cucina per me è vita, ogni giorno mi fa conoscere nuova gente e mi fa vivere come voglio. Anche se sono impegnato diciotto ore al giorno mi fa sentire libero».

Qual è il prodotto che apprezza maggiormente nel nostro patrimonio enogastronomico?

«La mia terra di origine, la Sicilia, è per certi versi gemella della Costiera Amalfitana. A tre ore di navigazione da qui arrivo nella mia casa di Panarea. Gli agrumi, lì come qui, la fanno da padroni e questo è un qualcosa».

Veniamo alle vicende della sua vita quotidiana: nello scorso ottobre a seguito di intimidazioni ricevute le è stata riassegnata la scorta. Un fatto balzato subito agli onori della cronaca: lei è stato uno chef coraggio. Come mai si ritrova a vivere in questa condizione?

«Nel 2013 ho denunciato mafiosi che cercavamo di estorcermi denaro e di sottrarmi le mie aziende. Ho denunciato ma la mia scelta ha procurato delle conseguenze per certi versi peggiori di quelle che mi aspettavo. Ho subito una serie di intimidazioni, ragion per cui lo Stato ha deciso di assegnarmi una scorta sotto la quale vivo da allora. Poi le indagini hanno portato all’arresto di coloro che avevo denunciato, ma nonostante ciò la mia vita da allora è radicalmente cambiata».

Quanto ha inciso sulla sua vita di chef, peraltro blasonato, costretto dal lavoro a viaggiare ma al tempo stesso a vivere in massima libertà, questo provvedimento? Il suo modus operandi è stato in qualche modo influenzato?

«Hanno cercato in tutti i modi di farmi cambiare idea, ma non l’ho fatto. La vita di uno chef non dovrebbe essere da scortato ma da libero. Ho sempre cercato di vivere liberamente. Forse quest’esperienza mi ha dato ancor più sicurezza nel fare le cose e mi ha reso più determinato nell’andare avanti e nel superare ogni ostacolo».

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