Gaetano Esposito, il grande pittore e la sua tragica fine

di Michele Di Popolo

Nel 1911, in una mattina di primavera, fu trovato tragicamente senza vita il corpo di un pittore, che era stato uno dei migliori allievi di Palizzi e di Morelli: Gaetano Esposito (Salerno 1858 – Sala Consilina 1911). All’epoca l’artista si trovava ospite in casa di una sorella, presso la quale si era rifugiato in seguito a tremende crisi depressive.

La ragione per cui Gaetano Esposito si tolse la vita a soli cinquantatré anni fu perché la sua fragile psiche non poté sopportare il rimorso di aver dovuto respingere e rinunciare all’amore di una donna troppo giovane, Venturina Castrignani, che si era fortemente invaghita di lui.

L’unione tra i due era però ostacolata dalla famiglia della giovane a causa delle misere condizioni economiche del pittore e la notevole differenza d’età tra i due; la ragazza non resistette al dolore, e nel 1910 compì l’insano gesto di troncare la sua vita gettandosi da un balcone. Devastato dal tormento di non aver assecondato la ragazza che intimamente amava, l’Esposito decise anch’egli, l’anno successivo, di farla finita. Esposito apprese i primi rudimenti della pittura da Gaetano D’Agostino, fu poi allievo dell’Accademia di belle arti di Napoli, dove seguì i corsi di Filippo Palizzi, di Domenico Morell e di Stanislao Lista.

Utilizzava spesso bambini, nei suoi quadri di genere, popolani, zingari, ed era particolarmente attratto dal mare e dalla vita marinara, appartenendo egli stesso ad una famiglia di pescatori. Il colore, in Gaetano Esposito, pur molto ricco, è levigato, graduato in chiaroscuri preziosi ed accurati. Nei ritratti, in particolare in quelli femminili a pastello, egli faceva sfoggio di virtuosismo, nel padroneggiare una tecnica tonale di stampo seicentesco. In seguito il pittore allargò i suoi interessi al mondo degli adulti e alle composizioni di più complessa struttura; a ideazioni come “In chiesa” si affiancarono numerosi ritratti di profili su sfondo bianco e grigio, una specificità cromatica che faceva contrasto coi colori forti coi quali ritraeva solitamente pescatori e popolani. Di quei quadri si ammirò la schietta forza, l’intuizione sicura. Qualità dovute alla maturazione d’un talento mostratosi fin dai primi saggi, tra i quali um particolare spicco hanno “Il vecchio che legge” e “Cristo tra i fanciulli”.

Negli anni a cavallo dei due secoli, Gaetano Esposito si dedicò anche a pitture decorative, ad esempio gli affreschi del Caffè Gambrinus, della Camera di Commercio di Napoli e la decorazione del soffitto del Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, dove dipinse Apoteosi della Poesia. Fu presente a mostre nazionali e internazionali: a Roma nel 1883, Torino, Milano; partecipò inoltre a mostre a Venezia nel 1895, a San Pietroburgo nel 1898, ancora a Roma nel 1901, a Londra nel 1904. La sua opera più suggestiva è da molti considerata il Palazzo Donn’Anna a Posillipo.

L’architettura di Cosimo Fanzago, antica dimora di Anna Carafa moglie del viceré di Napoli, il duca di Medina. La dimora divenne uno dei temi più ricorrenti del pittore, da quando egli stabilì lì il suo studio. L’ossessione di Esposito per questo soggetto è del resto testimoniato dalle numerose versioni esistenti del dipinto. Ci sarebbe da chiedersi se il vero soggetto del quadro sia l’antico misterioso rudere, oppure il mare stesso, su cui il monumentale edificio si staglia nel golfo napoletano e che costituisce il romantico sfondo.

In realtà i due soggetti sono inscindibili nella ricerca quasi ossessiva dell’Esposito che si era scelto un particolare punto di osservazione, “lo scoglio di Frisio”, dal quale per un trentennio, circa, non fece che osservare il Palazzo Donn’Anna in tutte le varianti delle stagioni, delle luci, delle ore.

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