Polvere sotto le luci

di Andrea Pellegrino

Come di consueto, ogni anno, di questi tempi, le Luci del Natale abbagliano i salernitani. Una tappa fissa del calendario, un evento che ormai, nel bene o nel male, identifica questa città. Costoso, anzi costosissimo, in considerazione delle spese natalizie degli altri comuni (anche più grandi d’Italia). Parliamoci chiaro, sull’iniziativa (seppur chiamarla d’artista è alquanto azzardato) nulla da dire, se non fosse che tra la fine e l’inizio dell’anno, Comune di Salerno e Regione Campania spendono (investono, bruciano) milioni e milioni di euro.

Il ritorno economico? Domanda da un milione di dollari e dalle mille interpretazioni. I numeri non ci sono e non ci sono mai stati, nonostante le richieste da parte anche di alcune associazioni di consumatori e di categoria. I riscontri, neppure, se si guarda il numero di saracinesche chiuse sulle vie principali del territorio. Le Luci d’Artista attraggono sicuramente, sempre che il tempo sia clemente ma gran parte dei vantaggi , in termini commerciali, sono dirottati altrove. Basti pensare alla vicina Vietri sul Mare, già attrattiva di per sé con le sue ceramiche. Poi i centri commerciali di Cava de’ Tirreni, Pontecagnano e perfino l’Ikea di Baronissi.

Insomma, volendo analizzare la giornata tipo del visitatore di Luci d’Artista, a Salerno città non resta poi tanto, se non la fetta di turisti che decide di intraprendere una pausa più lunga. Per i salernitani sono mesi di festa, di allegria. La luce abbaglia e anche parecchio. La luce, che unita a qualche altro evento di grido a Salerno città, ha fatto nascondere, per troppo tempo (in verità anche oggi), la polvere sotto il tappeto. A naso l’analisi è presto fatta: sistema industriale a pezzi. La zona preposta, ad oggi, accoglie perfino pizzerie. Sistema commerciale, stessa sorte con Corso Vittorio Emanuele e via dei Principati che ne sono l’esempio concreto.

Senza questi due elementi la città è povera. Di turismo si può vivere solo se questo è accompagnato da un sistema commerciale e di servizi all’altezza delle esigenze di chi sceglie questa città per le sue vacanze. Città, tra l’altro, offuscata, a prescindere, dalle due coste: quella cilentana e quella amalfitana. Resta il porto che, dopo il pubblico, forse è il maggior datore di lavoro di questa città. Poi gli abbagli e il fumo negli occhi. Almeno fino a quando non ci sarà qualcuno che tirerà fuori quella polvere da sotto il tappeto.

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